Musica Sacra

Diaconato, accoglienza e servizio ai malati: il tema del convegno di Cefalù

News Vaticano - Ven, 21/07/2017 - 15:32
Di Benedetta Capelli “Diaconi educati all’accoglienza e al servizio dei malati” è il tema del convegno presentato oggi nella Sala Marconi della Radio Vaticana  e promosso dalla Comunità del diaconato in Italia e dall’Ufficio Cei della Pastorale della Salute. Una 4 giorni che si terrà nella diocesi di Cefalù dal 2 al 5 di agosto. Si tratta di un momento di approfondimento per il ministero diaconale in Italia che conta 4.450 diaconi , dislocati a macchia di leopardo nelle 250 diocesi italiane, 300 nella sola diocesi di Napoli. Un numero in costante crescita. “Attenzione – afferma Enzo Petrolino, presidente della Comunità del diaconato in Italia – la nostra è una realtà viva, oggi attenta alle emergenze di questo tempo come le immigrazioni, la situazione degli anziani ma noi non siamo sostituti del parroco ”. “Il diacono – evidenzia Petrolino – è colui che anima il servizio, la diaconia che è di tutti i battezzati”. La crescita dunque non è legata alla carenza di presbiteri ma la risposta ad una vocazione e il convegno presentato è un modo per ribadire due pilastri della chiamata: l’accoglienza e il servizio in particolare dei malati. “La carità è un tema del diaconato – sostiene don Carmine Arice, direttore ufficio nazionale pastorale della salute della Cei – ma è necessario ribadirlo anche nel Convegno di Cefalù. Papa Francesco ci ha spiegato che la Chiesa è un ospedale da campo e pertanto il diacono deve porsi a servizio dei malati, per farsi primo servo della carità”. Venerdì 4 agosto, don Carmine Arice terrà una relazione sui diaconi e la cura in un contesto multietnico e multireligioso “perché – afferma – è importante rispondere alle nuove sfide, comprendere il modo in cui essere segno della cura di Dio tra i malati”. A trovare spazio nel convegno sul diaconato anche la figura della sposa del diacono, “una figura chiave – sottolinea Enzo Petrolino, presidente della Comunità del diaconato in Italia – nel cammino di discernimento”. Ascolta e scarica il podcast:   (Da Radio Vaticana)...
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Roma: la Chiesa nella Città. San Giovanni Battista de Rossi: radicati nel contesto sociale. Parla il parroco don Pecchielan

News Vaticano - Mer, 19/07/2017 - 17:51
Incontro don Mario Pecchielan, parroco di San Giovanni Battista de Rossi a via Cesare Baronio, zona Est di Roma. Prima però ricordo che questa trasmissione, curata e condotta da Fabrizio Mastrofini, insieme all’Ufficio Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma, ha una sua Pagina Facebook. «La parrocchia conta 25 mila abitanti, un quartiere di ceto medio con molte famiglie anziane. Ora cominciano ad arrivare anche dei giovani e dunque abbiamo un certo ricambio. La parrocchia è nata nel 1940 ed oggi cerchiamo sempre di più di essere luogo di riferimento e aggregazione. Non solo ‘fontana del villaggi’ come diceva Giovanni XXIII ma anche luogo di irradiazione del Vangelo». «La gente che vive la secolarizzazione ha difficoltà di inculturare il Vangelo. Però vedo che da un punto di vista umano c’è tanta solitudine e c’è un bisogno di verità e di riscoprire il senso della vita. Cerchiamo di intercettare anche un bisogno di comunione: nella grande città e nei condomini si vive una condizione di anonimato. La parrocchia come luogo di comunione diventa interessante ed attraente». «Abbiamo fatto una scelta chiara: in uscita verso le famiglie. Abbiamo recepito lo stimolo di Papa Francesco. In realtà abbiamo cominciato dal Giubileo del 2000 con una apertura verso il quartiere. Quest’anno andiamo verso le famiglie. In pratica andiamo a visitare le famiglie, nelle loro case, a partire dalle famiglie più giovani che hanno chiesto il battesimo dei figli. Come parroco ed insieme ai miei collaboratori e catechisti andiamo nelle case dei battezzati, dei cresimandi, dei ragazzi della Prima comunione, delle coppie sposate nel corso dell’anno. Ogni sera usciamo e andiamo. È molto gradita la nostra presenza e per noi è un arricchimento di conoscenza e di approfondire le relazioni. La parrocchia vuole diventare famiglia di famiglie». Quali stimoli lei riceve? «Per me in quanto pastore è importante conoscere il mio gregge. È una conoscenza non formale, nelle case le persone si confidano, si crea un clima positivo. Questo mi permette di calibrare le iniziative pastorali, conoscendo problematiche e bisogni». Altri gruppi e iniziative? «Abbiamo diverse iniziative caritative. Una in particolare il giovedì quando andiamo nelle stazioni Tuscolana, Termini e Ostiense, a portare conforto ed un pasto caldo. Prepariamo circa 600 pasti preparati nel pomeriggio del giovedì e alla sera un gruppo di 60 volontari si divide tra le stazioni. Abbiamo anche un servizio docce e di cambio abito. Nell’inverno nella Casa della Carità accogliamo otto persone. La Casa è nei locali della parrocchia, al centro, ed è il locale più accogliente». «Evangelizzazione e promozione umana sono legate. Il Vangelo è carità, è misericordia: non c’è uno stacco tra evangelizzazione e promozione umana bensì una continuità nel tendere la mano verso chi ha bisogno». E in questo senso, aggiunge don Pecchielan, «l rapporto con i laici è tutto. La comunità è fatta da loro. Noi sacerdoti siamo gli animatori e i laici formano l’architrave della vita parrocchiale». Il sacerdote si protende verso gli altri. Come fronteggia la fatica e lo stress di fronte ai problemi delle persone? «Fondamentale è una vita spirituale profonda. Vivendo una profonda vita interiore senza farsi troppo prendere dal fare, ti posiziona nella giusta dimensione dei problemi. Dobbiamo lavorare e fare del nostro meglio sapendo che noi siamo i seminatori; sarà il Signore a far crescere le persone al di là delle statistiche e di quello che possiamo rilevare. A volte ci troviamo di fronte a belle sorprese. E così dobbiamo saper anche rispettare i tempi degli altri. Questa consapevolezza aiuta a vivere un equilibrio personale. Si tratta sempre di accettare la logica di Dio e il suo modo di condurre le persone». Lei è Prefetto della 19esima Prefettura. Vuol dirmi qualcosa? «La Prefettura serve a darci una mano uno con l’altro. Ci incontriamo noi parroci ma cerchiamo di far incontrare i laici. Abbiamo creato un consulta per la pastorale familiare per le nostre 13 parrocchie. Abbiamo creato un Centro per rilanciare le tematiche culturali alla luce della fede. La Prefettura cresce sia nel rapporto con i sacerdoti sia con i laici. Il Centro culturale vuole far diventare le nostre parrocchie luogo anche di cultura, per aiutare i laici ad incarnare il Vangelo e confrontarsi con i problemi e le sfide di oggi. C’è una equipe con rappresentanti delle 13 parrocchie e con loro stiamo facendo un calendario di temi. Abbiamo fatto ad esempio un incontro sui social e c’è stata grande partecipazione e interesse. Vogliamo mettere su una scuola di formazione alla Dottrina sociale, per i giovani, per preparare ad un impegno sociale. Dobbiamo lavorare in questo senso per non annunciare un Vangelo fuori dalla storia. Dobbiamo formare cristiani che ogni settimana possano incarnarsi nella realtà». L’atteggiamento che funziona è dunque il dialogo e l’accoglienza. Come si fa? Non si impara in seminario... «Quando uno esce dal seminario ha un suo normale idealismo. Poi si impara nella pratica ad accogliere le persone come sono, con i loro limiti e a volte con le loro spigolosità. Occorre imparare ad accettare le persone. L’ho imparato. Nei primi anni ero più rigoroso; ora so essere più misericordioso e paziente. Ho imparato a cogliere il positivo che esiste al di là degli schemi mentali, anche dei miei". Dopo don Mario Pecchielan la trasmissione prosegue dando la parola al prof. Raffaele Mantegazza, pedagogista, docente a Milano, che ci spiega il significato del suo ultimo libro: «Sono solo un ragazzo. Figure giovanili nella Bibbia» (Edizioni Dehoniane, Bologna, 144 pagine, euro 12,50). La Bibbia è un libro giovane; richiede un rinnovamento dell’anima e del mondo che è proprio della gioventù, richiede cuori e occhi giovani per essere letta e interpretata, insieme ovviamente agli adulti e agli anziani. E la Bibbia è piena di figure giovanili, sia dal punto di vista anagrafico, sia dal punto di vista dell’atteggiamento del cuore. Questo libro racconta le storie di alcuni di loro cercando di agganciarle ai problemi e alle sfide dei ragazzi di oggi: dal rapporto tra fratelli narrato dalla vicenda di Esau e Giacobbe, alla questione del potere che affascina il giovane Davide; dalla forza di resistenza dell’adolescente Daniele alla bellissima vicenda del ragazzo Tobia che compie un vero e proprio viaggio di iniziazione, all’amore giovanile dei due protagonisti del Cantico dei Cantici. Analizzare i desideri, le speranze e le paure di questi giovani narrati dal testo biblico può aiutare i ragazzi e le ragazze di oggi a capire come la gioventù sia anche uno stato d’animo oltre che una età della vita; e soprattutto a comprendere come crescere possa essere una bella avventura perché la Bibbia è anche piena di figure adulte forti, autorevoli e bellissime. La Bibbia è un libro giovane che fa crescere. La speranza è che, chiuso questo librettino, sempre più ragazzi e ragazze aprano il testo sacro; per trovare se stessi e gli altri e per capire che non c’è età per legger queste straordinarie storie; che per immergersi in esse non vale l’alibi “sono solo un ragazzo”. Grazie dell’ascolto. È tutto. Alla prossima. ...
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​Intervista al segretario generale del Sinodo dei vescovi -In ascolto dei giovani

News Vaticano - Mer, 19/07/2017 - 15:02
Per il Sinodo dei vescovi è il momento dell’ascolto, della raccolta di proposte e sollecitazioni; quello in cui si condividono impressioni, attese e difficoltà, in preparazione all’assise del prossimo anno dedicata ai giovani; ma è anche il tempo delle esperienze pastorali con le nuove generazioni, come quella vissuta dal cardinale segretario generale Lorenzo Baldisseri nei giorni scorsi a Taizé. In questa intervista all’Osservatore Romano, il porporato parla del fine settimana trascorso con i ragazzi e le ragazze che in estate arrivano da tutto il mondo nella comunità ecumenica fondata da fratel Roger e commenta i dati raccolti finora dalla segreteria generale, da cui risulta che tra i temi più cari ai giovani ci sono la famiglia, l’amicizia, il lavoro e la vita affettiva. È inusuale che un cardinale si rechi a Taizé. Cosa l’ha spinta ad andare? Si tratta di una realtà che accoglie giovani di differenti confessioni cristiane e aperta anche ad altri. Colpisce il silenzio, i giovani sono protagonisti. Il fondatore, fratel Roger Schutz, svizzero riformato, all’inizio, durante il periodo nazista voleva lavorare per le famiglie in difficoltà e per i poveri. Ma il percorso lo portò al piccolo paesino della Francia in cui si sviluppò l’opera come la conosciamo oggi. In lui è sempre stato molto forte il senso dell’unità, sul cui cammino si avviò fin dal principio, tanto che Taizé è un centro di spiritualità ecumenica. La cappella, che attualmente può contenere fino a cinquemila persone, significativamente è chiamata chiesa della Riconciliazione. E il 5 ottobre 1986 Giovanni Paolo ii vi si recò in visita. Che impressioni ha tratto da questa esperienza? Come segretario generale del Sinodo dei vescovi sono stato invitato dall’attuale priore, fratel Alois, in primo luogo per incontrare i fratelli, circa 80 (provenienti anche da fraternità in altri continenti), che vivono come monaci, dediti alla preghiera e al servizio dei giovani, nella loro ricerca e nel loro cammino spirituale. La vita monastica è fondata sulla Parola e sull’Eucaristia, ed è tutta incentrata sull’unità. Ma soprattutto sono venuto per incontrare numerosissimi giovani. Nel cammino verso il sinodo sui giovani adesso siamo nella fase dell’ascolto. Avete già percepito i principali temi che interessano le nuove generazioni? Com’è noto, la segreteria generale ha lanciato il documento preparatorio con la Lettera di Papa Francesco ai giovani nel gennaio scorso. Vi è stata una immediata reazione positiva, proprio da parte degli stessi giovani, che si sono mossi con interesse ed entusiasmo. Stanno facendo sentire la loro voce, non solo attraverso le Conferenze episcopali, alcune delle quali hanno già inviato le riposte richieste, ma direttamente o attraverso istituzioni cui appartengono. Essi inoltre possono accedere al questionario online proposto dalla segreteria generale e far pervenire il loro pensiero e i loro suggerimenti e così contribuire alla preparazione del sinodo. Le risposte online potranno essere inviate fino alla fine di novembre di quest’anno e solo allora ovviamente potranno essere elaborate. Siamo quindi ancora nella fase che potremmo definire dell’ascolto, della raccolta dei dati, i quali saranno analizzati più avanti. Solo allora si potrà dire in maniera attendibile quali sono i temi che interessano le nuove generazioni.  di Nicola Gori...
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Card. Sandri conclude viaggio in Ucraina: spero in un futuro di pace

News Vaticano - Lun, 17/07/2017 - 15:31
Il cardinale Leonardo Sandri ha concluso il suo viaggio in Ucraina , iniziato l’11 luglio. Oggi il rientro a Roma. Ieri  il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, in occasione del pellegrinaggio mariano nazionale, ha concelebrato la Divina Liturgia presso il Santuario della Madonna di Zarvanytsia , presieduta dall’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina. Nell’occasione, il porporato ha nuovamente innalzato la sua preghiera per la pace, invocando la fine delle sofferenze di tante persone e portando la vicinanza e la benedizione di Papa Francesco . Su questo evento ascoltiamo lo stesso cardinal Sandri al microfono di Sergio Centofanti: R. – Per me è stato il momento culminante di tutto il mio viaggio qui in Ucraina , perché pensando agli incontri che ho avuto in precedenza nelle regioni dove ho visto le sofferenze degli sfollati è stato come un raccogliere tutta questa realtà in uno spirituale cesto delle offerte alla Madonna e metterla ai suoi piedi. E questo l’ho fatto io personalmente pensando alla generosità e all’affetto del Santo Padre per l’Ucraina. Ma lo hanno fatto gli ucraini: una meraviglia! La partecipazione al pellegrinaggio - soprattutto i giovani, durante tutta la notte con la veglia - poi la divina Liturgia di ieri è stata veramente partecipata da tantissima gente , avendo visto il giorno prima tutte le confessioni durante la notte. Le preghiere, le confessioni, il cercare, come si dice sempre, “per Maria arrivare a Gesù”. Quindi credo che questo sia stato per me il finale più bello di questo viaggio: l’essere stato ai piedi della Madonna con tutta la Chiesa greco-cattolica, con tutti i fedeli che hanno partecipato o personalmente o attraverso la radio e la televisione. E così aver messo nelle sue mani tutto il futuro, che speriamo sia un futuro di pace e di concordia per questo amato Paese. D. – Ci può fare un bilancio di questo importante viaggio in Ucraina? R. – Per me è un bilancio molto positivo , anche perché sono stato accompagnato dall’arcivescovo maggiore greco-cattolico e poi dal nunzio apostolico, che mi hanno seguito in tutti i nostri spostamenti. È stata per me una sicurezza in questo Paese dove ci sono tante denominazioni e quindi bisogna sempre agire quasi remando sopra le onde per essere sempre a galla. E io credo che per me è stato un grande aiuto poter essere accompagnato da loro. Ma poi ho trovato un clima di speranza : vedere questo Paese, l’Ucraina, vivere in pace, in sicurezza, e aspirare ad essere un Paese di prosperità e di concordia per tutti. E soprattutto dobbiamo sottolineare la presenza anche dei vescovi latini in tutte le cerimonie. Ieri non erano presenti alla Messa, ma alcuni sono stati presenti alla vigilia perché ieri avevano la loro Patrona, la Madonna – c’era il cardinale Grocholewski con loro –; e tutto questo porta a pensare: quanta diversità e pertanto quanto bisogno c’è di comunione e testimonianza, che sono le due parole – ricordo – del Sinodo per il Medioriente. Comunione e testimonianza: come in America Latina, da Aparecida voleva dire essere prima di tutto discepoli e poi missionari. Quindi io penso e spero che questo viaggio sia servito a far crescere la comunione con Dio e tra i fratelli, tra tutte le Chiese, e anche così aver potuto testimoniare il Vangelo, la grazia e la santificazione di Cristo.  (Da Radio Vaticana)...
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Il messaggio francescano secondo il segretario di Stato - Se si ascoltasse quella voce

News Vaticano - Lun, 17/07/2017 - 15:13
Pace, difesa del creato, attenzione ai poveri, tutela dei diritti dei lavoratori: invitato a confrontarsi con il gesto semplice e rivoluzionario di san Francesco che si denuda e rinuncia ai beni materiali, il cardinale Pietro Parolin rilegge la “spogliazione” del poverello con gli occhi della contemporaneità. «Basterebbe — dice — mettere in pratica solo una parte del messaggio francescano per risolvere i problemi che oggi assillano tanta parte della popolazione del mondo». In un’intervista a Orazio La Rocca per la rivista del sacro convento di Assisi, «sanfrancesco», il segretario di Stato riflette sul significato della «spogliazione» alla quale nel maggio scorso è stato dedicato un nuovo santuario, la cui messa inaugurale fu celebrata proprio dal porporato. Quella di san Francesco, dice il cardinale Parolin, «fu una scelta indubbiamente rivoluzionaria che ancora oggi scuote e interroga», così come, aggiunge, accade quando il Papa «parla del lavoro come priorità umana» e quando ricorda, come accaduto recentemente a Genova, «che il lavoro è un diritto primario, che i lavoratori non sono numeri e che gli imprenditori, lavoratori anch’essi, non devono trasformarsi in speculatori». È un filo diretto che attraversa otto secoli di storia e lega il poverello di Assisi all’uomo contemporaneo, quello che il cardinale Parolin intreccia invitando ad ascoltare il messaggio francescano: «Non vorrei sembrare eccessivamente semplicistico — spiega — ma con la pace si elimina la guerra e tutto quel che ne consegue, dal risparmio delle vite innocenti al bando del commercio delle armi e degli ordigni; con la difesa del creato l’ambiente sarebbe più accogliente e salubre; ma ancora di più, con la messa a disposizione delle fasce sociali più deboli e più povere delle ricchezze superflue che notoriamente sono in mano a pochi, il mostro della fame e della denutrizione sarebbe sicuramente debellato». È un appello, sottolinea il segretario di Stato, che costantemente viene rilanciato da Papa Francesco. Del resto, aggiunge il porporato, anche il vescovo Guido che con il suo mantello coprì il poverello è, di fatto, «il segno tangibile di una Chiesa che si china, accoglie e abbraccia la voce dei poveri, degli ultimi e della fratellanza di tutti i popoli». ...
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Venezuela: in massa al referendum anti-Maduro. La preghiera del Papa

News Vaticano - Lun, 17/07/2017 - 10:07
In Venezuela oltre 7 milioni di persone hanno partecipato al referendum contro l’Assemblea costituente voluta dal presidente Maduro . Attacchi e sabotaggi durante le votazioni: almeno una persona è rimasta uccisa. Nuovo intervento del Papa ieri all’Angelus . Il servizio di Sergio Centofanti: Papa Francesco: “Un saluto speciale rivolgo alla comunità cattolica venezuelana in Italia, rinnovando la preghiera per il vostro amato Paese”. Poche parole ma significative, giunte nella storica giornata del referendum popolare contro la Costituente . Un voto non autorizzato dal governo, cui ha partecipato anche la comunità venezuelana in Italia. La Chiesa del Venezuela ha sostenuto l’iniziativa, offrendo anche i propri edifici per i seggi. I vescovi accusano il presidente Maduro di promuovere un’Assemblea costituente per instaurare una dittatura militare marxista. In mattinata si è recato a votare anche l’arcivescovo di Caracas, il cardinale Urosa Savino , che ai nostri microfoni ha condannato la repressione che dall’aprile scorso ha fatto oltre 100 morti: è “guerra contro un popolo” , ha detto . Oltre il 98% dei sette milioni di votanti hanno detto no al progetto governativo. Per l’opposizione è un chiaro messaggio a Maduro e al mondo. Denunciati attacchi contro le persone in fila ai seggi da parte di gruppi paramilitari: una donna è stata uccisa, ci sono anche feriti. Per l’opposizione ci sono almeno due vittime. Intanto, la crisi umanitaria si aggrava sempre di più come afferma un rapporto della Caritas italiana intitolato “Inascoltati, un popolo allo stremo chiede i suoi diritti fondamentali”. Mancano cibo e medicine, la mortalità infantile e materna ha raggiunti livelli altissimi. Ascoltiamo  Paolo Beccegato , vicedirettore di Caritas italiana, al microfono di Fabio Colagrande: R. – In Venezuela c’è stato in quest’ultimo periodo un ulteriore aggravamento, una crescita, della povertà assoluta che ha raggiunto il 52 percento della popolazione . Questo grido di sofferenza sociale, l’aumento della povertà estrema in un Paese già in una situazione difficile, l’aumento della denutrizione infantile – che colpisce ormai un bambino su quattro, secondo le statistiche di Caritas Venezuela impegnata a incontrare queste persone quotidianamente – l’aumento di tutto ciò che riguarda la difficoltà nei servizi per la salute - quindi mortalità materna per parto, mortalità infantile, tutto ciò che riguarda l’accesso alla salute a livello di base - tutti questi indicatori dicono un fatto gravissimo: un popolo in estrema sofferenza, un popolo che grida questa sofferenza che però, come abbiamo titolato in questo breve dossier, è inascoltato, perché sostanzialmente non si vuole riconoscere il momento di grandissima difficoltà di un intero Paese. Quindi, aldilà delle valutazioni strettamente politiche, qui c’è - come dice la Conferenza episcopale venezuelana - da aprire canali umanitari. Ormai è un problema di emergenza complessa a livello umanitario, a livello internazionale, ed è quanto mai necessario un dialogo pacifico per trovare una soluzione a questo problema. Questo è quello che chiede la Conferenza episcopale locale e noi facciamo eco a questa richiesta. (Da Radio Vaticana)...
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Madonna del Carmelo. Il Papa: Maria ci aiuti a purificare il cuore

News Vaticano - Dom, 16/07/2017 - 14:11
Nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa della Madonna del Carmelo, il Papa all'Angelus ha elevato la sua preghiera a Maria , "insuperabile nell’accogliere la Parola di Dio e nel metterla in pratica" , perché "ci aiuti a purificare il cuore e a custodirvi la presenza del Signore". Quindi ha salutato  le suore e i frati carmelitani auspicando "che possano continuare decisamente sulla strada della contemplazione" .  Francesco ha lanciato anche un tweet: "Lasciamoci guidare dalla Vergine Maria sul sentiero che conduce alla santa montagna che è Cristo, dove si incontrano Dio e l’uomo" .  Quest a festa è stata  istituita per ricordare l’apparizione mariana all’allora generale dell’Ordine carmelitano, l’inglese Simone Stock, il 16 Luglio 1251, sul Monte Carmelo in Galilea. Mentre pregava per i Carmelitani, San Simone ricevette uno scapolare, detto “Abitino”, e la rivelazione di numerosi privilegi legati alla sua devozione. Giulia Bedini ne ha parlato con padre Giovanni Grosso , priore provinciale dell’Ordine dei Carmelitani: R. – La festa nasce come un momento di ringraziamento per tutti i benefici ricevuti dall’Ordine carmelitano, per intercessione della Vergine. A questa festa sono stati legati vari altri aspetti: principalmente, il dono dello Scapolare, come riassunto di ciò che Maria promette ai suoi devoti. È una festa molto sentita un po’ in tutto il mondo: ci sono tantissimi luoghi dove i Carmelitani non sono mai stati presenti ma, attraverso la predicazione, la presenza di confraternite, di gruppi terziari o di altre forma associative, si è diffusa poi la devozione e, oggi, viene ricordata anche lì la Madonna del Carmine. D. – Come diceva lei, è una devozione mariana molto diffusa oggi e ci guida verso uno speciale rapporto con Dio… R. – Porta con sé, naturalmente, un approfondimento della vita spirituale e, quindi, anche della vita di ricerca del volto di Dio, di attenzione al Signore soprattutto attraverso la preghiera. Nella spiritualità carmelitana la preghiera è una parte essenziale, molto forte, e a questa si aggiungono poi l’impegno nei confronti degli altri, quindi l’attenzione ai fratelli e alle sorelle nella carità, in primo luogo nella comunità stessa, fino ad arrivare a tutti coloro con i quali si entra in contatto. D. – Un segno legato a tale tradizione è, appunto, quello dello Scapolare: come mai oggi è così diffuso? R. – È un segno di appartenenza, di appartenenza a Maria, alla Chiesa, alla famiglia carmelitana, e un segno e un memoriale del nostro impegno di vita cristiana e battesimale. Legati a questo segno ci alcuni aspetti specifici che riguardano la preghiera, soprattutto la preghiera quotidiana, e la penitenza, l’offerta di sé, soprattutto nella vita di carità, vissuta come condivisione e attenzione ai bisogni di ciascuno. D. – Cosa dobbiamo imparare, oggi, dalla Madonna del Carmelo in questo particolare momento storico e culturale così difficile? R. – Maria ci insegna a tornare, continuamente, alla parola di Dio, al Vangelo. Ci insegna a seguire Gesù concretamente, nella quotidianità, nella semplicità delle cose di tutti i giorni. Questo significa anche vivere con pienezza, con piena responsabilità, quelle che sono le domande, le esigenze e le problematiche del nostro tempo, cercando, con intelligenza e anche con fantasia, le risposte adeguate ai tanti problemi che dobbiamo affrontare. Maria è la donna semplice, umile, che mette tutta la propria vita e le proprie capacità nella mani di Dio, perché Lui possa compiere il suo progetto di salvezza per lei stessa e per tutti gli altri.  (Da Radio Vaticana)...
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Il Papa all'Angelus: Gesù non si impone, ma si propone donandosi

News Vaticano - Dom, 16/07/2017 - 14:09
Papa Francesco ha presieduto il consueto Angelus domenicale in una calda giornata di sole alla presenza di tanti pellegrini giunti in Piazza San Pietro da tutto il mondo. Al centro della sua catechesi, il Vangelo della celebre parabola del seminatore . Il servizio di Sergio Centofanti: Prima di commentare la parabola del seminatore, il Papa premette che Gesù usava un linguaggio semplice , servendosi “anche di immagini che erano esempio di vita quotidiana in modo da poter essere compreso facilmente da tutti”: “Per questo lo ascoltavano volentieri  e apprezzavano il suo messaggio che arrivava dritto nel loro cuore; e non era quel linguaggio complicato da comprendere, quello che usavano i Dottori della Legge del tempo, che non si capiva bene ma che era pieno di rigidità e allontanava la gent e. E con questo linguaggio Gesù faceva capire il mistero del Regno di Dio: non era una teologia complicata”. Il seminatore - spiega Francesco - è Gesù che con questa immagine “si presenta come uno che non si impone, ma si propone ; non ci attira conquistandoci, ma donandosi”, spargendo “con pazienza e generosità la sua Parola, che non è una gabbia o una trappola, ma un seme che può portare frutto” se noi lo accogliamo.  Gesù - osserva il Papa - effettua una sorta di “radiografia spirituale” del nostro cuore, che è il terreno sul quale cade il seme della Parola: “Il nostro cuore, come un terreno, può essere buono e allora la Parola porta frutto, e tanto, ma può essere anche duro, impermeabile. Ciò avviene quando sentiamo la Parola, ma essa ci rimbalza addosso, proprio come su una strada”. Tra il terreno buono e la strada ci sono due terreni intermedi. Il primo è quello sassoso: qui il seme germoglia, ma non riesce a mettere radici profonde: “Così è il cuore superficiale, che accoglie il Signore, vuole pregare, amare e testimoniare, ma non persevera, si stanca e non ‘decolla’ mai . È un cuore senza spessore, dove i sassi della pigrizia prevalgono sulla terra buona, dove l’amore è incostante e passeggero. Ma chi accoglie il Signore solo quando gli va, non porta frutto”. C’è poi il terreno spinoso, pieno di rovi che soffocano le piante buone. I rovi - dice Gesù - rappresentano la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza: “I rovi sono i vizi che fanno a pugni con Dio, che ne soffocano la presenza: anzitutto gli idoli della ricchezza mondana, il vivere avidamente, per sé stessi, per l’avere e per il potere . Se coltiviamo questi rovi, soffochiamo la crescita di Dio in noi. Ciascuno può riconoscere i suoi piccoli o grandi rovi, i vizi che abitano nel suo cuore, quegli arbusti più o meno radicati che non piacciono a Dio e impediscono di avere il cuore pulito. Occorre strapparli via, altrimenti la Parola non porterà frutto”. Gesù - afferma il Papa - ci invita “a guardarci dentro: a ringraziare per il nostro terreno buono e a lavorare sui terreni non ancora buoni”: “Troviamo il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, una bella bonifica del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi . Così facendo, Gesù, buon seminatore, sarà felice di compiere un lavoro aggiuntivo: purificare il nostro cuore, togliendo i sassi e le spine che soffocano la sua Parola”. (Da Radio Vaticana)...
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Il Papa: la voce dei lavoratori continui a risuonare nella Chiesa

News Vaticano - Dom, 16/07/2017 - 13:08
“La voce dei lavoratori continui a risuonare nel seno della Chiesa”: è l’auspicio di Papa Francesco in un Messaggio indirizzato all’incontro internazionale del Movimento mondiale dei lavoratori cristiani in corso ad Ávila, in Spagna, nel 50.mo anniversario dalla sua nascita. All’evento partecipano 120 delegati in rappresentanza del Movimento che è presente oggi in 79 Paesi. Il tema dell’incontro cita uno slogan caro al Papa: “Terra, casa e lavoro per una vita degna”.  Il Messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, sottolinea che “la dignità della persona è strettamente unita a queste tre realtà” che ricordano che l’esperienza fondamentale dell’essere umano “è quella di sentirsi radicato nel mondo, in una famiglia, in una società”. “Terra, casa e lavoro - prosegue il Messaggio - significa lottare perché ogni persona viva in modo conforme alla sua dignità e nessuno si veda scartato. A questo ci incoraggia la nostra fede in Dio, che ha inviato il suo Figlio nel mondo perché, condividendo la storia del suo popolo, vivendo in una famiglia e lavorando con le sue mani, ha potuto redimere e salvare l’essere umano con la sua morte e risurrezione”. Infine, il Papa esorta il Movimento dei lavoratori cristiani “a perseverare con rinnovato slancio nello sforzo di portare il Vangelo nel mondo del lavoro”.  (Da Radio Vaticana)...
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​Nel 2018 torna a Bergamo e Sotto il Monte il corpo di Papa Giovanni - La santità delle origini

News Vaticano - Sab, 15/07/2017 - 14:36
Nel 2018 le spoglie mortali di san Giovanni XXIII torneranno temporaneamente a Bergamo, sua diocesi di origine, e a Sotto il Monte, suo paese natale. La notizia è stata diffusa dal vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, che ha ringraziato Papa Francesco per questo segno di benevolenza verso la Chiesa bergamasca e la sua gente. Si tratta di un’iniziativa insolita per il corpo di un Papa santo, ma non senza precedenti: basti pensare che nel 1959 lo stesso Giovanni XXIII autorizzò per un mese il ritorno delle spoglie mortali di san Pio X nelle diocesi del Veneto e soprattutto a Venezia, che lo aveva visto patriarca prima che diventasse Papa. Capita più di frequente che i resti mortali di un santo vengano provvisoriamente traslati dal santuario in cui sono custoditi ad altri luoghi per solennizzare una circostanza o favorire la devozione dei fedeli. Il pensiero va alla salma di san Pio da Pietrelcina, che Papa Francesco volle per qualche giorno a Roma, nel febbraio 2016, durante il giubileo della misericordia. Al di là del comprensibile entusiasmo che ha suscitato, l’annuncio merita qualche riflessione che aiuti a comprendere in profondità il significato dell’evento. Sarebbe superficiale limitarsi a dire: «Papa Giovanni torna a casa». Quei resti mortali non sono più soltanto quelli di un uomo, di un Papa: sono le reliquie di un santo. Il culto delle reliquie risale agli inizi del cristianesimo ed è stato confermato dal concilio Vaticano II. Venerando i corpi dei martiri e dei santi, la Chiesa ha espresso valori fondamentali della fede cristiana: la centralità del mistero dell’incarnazione, la comunione dei santi che si spinge oltre la morte, il valore del corpo umano. Dio si è fatto carne, la salvezza è passata attraverso un corpo, quello di Gesù. Onorando un santo nella sua corporeità, il cristiano afferma che la santità riguarda l’intera persona, compreso il suo corpo: non c’è vita spirituale, né sequela di Cristo, né santità che possano realizzarsi al di fuori o senza un corpo, circoscritto in uno spazio, in un tempo, in un individuo, in una storia singolare. Con il suo agire, sentire e patire, il corpo non è soltanto uno strumento dell’anima o dello spirito, ma il coprotagonista della salvezza. di Ezio Bolis...
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​Il cardinale Sandri nell’Ucraina centro-orientale -Una Chiesa vicina agli sfollati

News Vaticano - Sab, 15/07/2017 - 14:30
Incontro, ascolto e condivisione hanno scandito le due giornate trascorse dal cardinale Leonardo Sandri, nelle regioni centro-orientali dell’Ucraina, quelle maggiormente interessate dal conflitto, dove la Chiesa greco-cattolica svolge un ruolo di primo piano nell’assistenza agli sfollati. Il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, in visita nel Paese, si è infatti recato giovedì 13 a Kharkiv, e venerdì 14 a Kramatorsk e a Sloviansk, riconquistate dopo l’occupazione del 2014 e molto vicine alle “zone grigie” del Donbass. Nell’esarcato di Kharkiv il porporato è giunto nel giorno della festa dei santi apostoli secondo il calendario giuliano. In mattinata ha visitato il cantiere della cattedrale e partecipato alla divina liturgia per la dedicazione dell’altare e della chiesa nella cripta. Un rito suggestivo durante il quale , all’omelia, ha esortato a non «accettare il silenzio calato sul conflitto in Ucraina, sulle sofferenze che ha arrecato a decine di migliaia di persone». Quindi ha aggiunto: «non possiamo far finta di non vedere le vedove e gli orfani, i bambini che hanno difficile accesso alla prosecuzione degli studi e sono cresciuti udendo il tempo intervallato dai colpi di mortaio più che dai rintocchi delle campane, gli anziani che sopravvivono a stento, i giovani che sono chiamati alle armi: sul campo poi non muoiono i potenti di turno, ma coloro che sono la promessa e il futuro di una nazione». Da qui l’invito conclusivo: «Vogliamo la pace e vogliamo essere trovati pronti a percorrere il cammino della riconciliazione, che in quanto tale va percorso insieme e non da soli». L’itinerario fra i luoghi del dolore e della solidarietà è proseguito venerdì 14 a Kramatorsk dove operano un avamposto della Caritas e il centro sociale Bdzhilka e a Sloviansk, dove la Chiesa cattolica gestisce l’unico centro gratuito di accompagnamento per i bambini che hanno subito traumi dovuti alla guerra....
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​Tra un anno a Dublino l’incontro mondiale delle famiglie -Curare le fragilità

News Vaticano - Sab, 15/07/2017 - 13:17
 Videoclip, conferenze, iniziative in tutte le diocesi, ricerca dei volontari e una campagna per ospitare i pellegrini nelle famiglie di Dublino e dintorni. Ha acceso i motori in Irlanda la macchina organizzativa per l’incontro mondiale delle famiglie in programma nella capitale dal 21 al 26 agosto 2018. Un anno e poco più per preparare a dovere un evento di rilevanza internazionale che, alla luce della riflessione su Amoris laetitia, avrà il compito di testimoniare la bellezza della famiglia ma soprattutto di accoglierne e accompagnarne le tante fragilità. Tema dell’incontro: «Il vangelo della famiglia. Gioia per il mondo». In vista dell’appuntamento — che vedrà confluire nella capitale irlandese famiglie da tutti continenti — sono stati girati videoclip promozionali. Tra essi un filmato prodotto in sette lingue (francese, italiano, portoghese, spagnolo, tedesco, gaelico e ovviamente inglese) in cui si invitano le famiglie ad arrivare numerose nell’isola di san Patrizio, terra da dove, per secoli, sono partiti missionari «per il mondo proclamando la gioia del Vangelo». L’Irlanda, ha assicurato padre Timothy Bartlett, segretario generale dell’incontro mondiale, si sta preparando ad accogliere le famiglie di tutto il mondo. Il 21 agosto prossimo (a un anno esatto dall’inizio dell’evento), al santuario di Nostra Signora di Knock, riferisce il Sir, si terrà un incontro al quale sono state invitate almeno una famiglia per ogni diocesi irlandese. L’obiettivo è quello di dare il via a un programma nazionale che sarà avviato per un anno in tutte le parrocchie del paese e avrà per tema «Amoris, Let’s talk Family, Let’s be Family»....
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Francesco: irresponsabile inquinare l'ambiente, governi agiscano

News Vaticano - Ven, 14/07/2017 - 14:08
Rispetto, responsabilità e relazione . Sono i tre temi sottolineati da Papa Francesco in un messaggio indirizzato al Convegno “ Laudato si’ e grandi città” , in corso a Rio de Janeiro e apertosi ieri con l’intervento del cardinale Turkson , prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Nel documento ( qui il testo integrale in spagnolo ), il Pontefice lancia un nuovo urgente appello ai governi affinché abbiano cura dell’ambiente, non rimanendo inerti di fronte all’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Il servizio di Alessandro Gisotti : Rispettare la Creazione è uno dei nostri “compiti fondamentali”. Lo ribadisce con forza Papa Francesco nel suo Messaggio e riprendendo proprio l'Enciclica Laudato si’ a cui è dedicato il Convegno di Rio de Janeiro evidenzia che “non possiamo rimanere a braccia conserte quando avvertiamo una grave diminuzione della qualità dell’aria o l’aumento della produzione di rifiuti non adeguatamente trattati”. Queste situazioni, avverte il Papa, “sono conseguenza di una forma irresponsabile di manipolare la creazione e ci chiedono di esercitare una responsabilità attiva per il bene di tutti” . Purtroppo, prosegue Francesco, osserviamo una “indifferenza verso la nostra Casa comune”. Questa “passività”, si legge nel messaggio, “dimostra la perdita del senso di responsabilità” ed è allora urgente che ogni governo incentivi “modi di agire responsabili” per rispettare l’ambiente in cui tutti viviamo . Il Papa che declina il suo Messaggio in tre punti - “rispetto, responsabilità e relazione” – evidenzia che rispettare la Creazione è un dovere anche verso le generazioni future . “Questa cura – avverte – dobbiamo insegnarla e trasmetterla” e mette l’accento sull’importanza dell’acqua il cui accesso deve essere un “diritto fondamentale” che va garantito a tutti. Francesco non manca poi di mettere l’accento sull’importanza delle relazioni che, nelle grandi città, sembrano essere sempre più in difficoltà . A volte la società si chiude e si vive nella sfiducia, mancano le radici e si produce un isolamento che genera povertà. Ecco perché, è l’appello del Papa, è necessario uno sforzo congiunto a livello politico, educativo e religioso per “creare relazioni umane” che “rompano i muri” che emarginano le persone. Rivedi il discorso di Papa Francesco ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze , tra il 25 e il 29 novembre 2016 sul tema: “Scienza e Sostenibilità. Impatto delle conoscenze scientifiche e della tecnologia sulla società umana e sul suo ambiente”: (Da Radio Vaticana)...
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Card. Sandri: non accettare il silenzio sul conflitto in Ucraina

News Vaticano - Ven, 14/07/2017 - 14:00
“Sul piano umano e cristiano, l’amore per la verità che gli apostoli ci hanno affidato, ci impedisce di accettare il silenzio calato sul conflitto in Ucraina , sulle sofferenze che ha arrecato a decine di migliaia di persone”. Così il card. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che ieri nell’esarcato di Kharkiv, nella martoriata regione orientale dell’Ucraina, ha celebrato la Divina Liturgia della Festa dei Dodici apostoli. Non essere indifferenti al grido degli orfani e delle vedove Nel corso dell’omelia per la consacrazione della cripta della cattedrale di Kharkiv in via di costruzione, il porporato facendo riferimento al conflitto che dal 2014 insanguina il Paese, ha affermato che “non possiamo far finta di non vedere le vedove e gli orfani, i bambini che hanno difficile accesso alla prosecuzione degli studi e sono cresciuti udendo il tempo intervallato dai colpi di mortaio più che dai rintocchi delle campane, gli anziani che sopravvivono a stento , i giovani che sono chiamati alle armi : sul campo poi non muoiono i potenti di turno, ma coloro che sono la promessa e il futuro di una nazione”. Non rassegnarsi allo stallo della comunità internazionale “Non vogliamo rassegnarci – ha insistito il card. Sandri – allo stallo della comunità internazionale, alla sfiducia nel rispetto degli accordi a suo tempo stipulati ma spesso sistematicamente violati . Vogliamo la pace e vogliamo essere trovati pronti a percorrere il cammino della riconciliazione, che in quanto tale va percorso insieme e non da soli” . “La croce che benediciamo e che verrà collocata sulla cupola della cattedrale – ha concluso il porporato che ha affidato il Paese alla Santa Madre di Dio, Maria santissima – ci ricordino ogni giorno che l’intera nostra esistenza, personale, familiare, comunitaria e perfino quella del nostro popolo, dalle sue profondità alle sue altezze è tutta attraversata e segnata dal mistero di Cristo, Crocifisso ma Risorto il terzo giorno, che vive in eterno”. Shevchuk: la presenza greco-cattolica a Kharkiv “non è contro la chiesa ortodossa” Nel saluto finale alla Divina Liturgia, l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk ha detto che la dedicazione di una cattedrale greco-cattolica in un territorio contraddistinto dalla presenza ortodossa, va letto come un servizio per la cura spirituale della piccola comunità greco-cattolica. “La presenza di una chiesa ma soprattutto di una comunità cristiana che vive attraverso la carità – ha detto l’arcivescovo – vuole essere un servizio per tutti coloro che ancora non conoscono Dio in una società ancora segnata dagli anni del comunismo ateo”. Shevchuk si è soffermato sulla vocazione culturale della città con la presenza di molti studenti universitari che hanno bisogno di un accompagnamento spirituale ed ha ricordato che Kharkiv è uno dei luoghi ove ha patito la prigionia il card. Slipyj. Infine l’arcivescovo ha voluto sottolineare che la presenza greco-cattolica nella città “non è contro nessuno e nessuna chiesa, anzitutto quella ortodossa” ed ha ringraziato la presenza al rito di ieri del vescovo del Patriarcato di Kyiv e l’arcivescovo Isichenko. Le sofferenze della popolazione nella testimonianza dei sacerdoti Ieri pomeriggio il card. Sandri si è trasferito da Kharkiv a Krematosk dove è stato accolto da alcuni sacerdoti di Donetsk - una delle prime città cadute in mano delle forze separatiste e poi riconquistata dall’esercito ucraino - che reca ancora i segni dei combattimenti. Il porporato in serata ha ascoltato le testimonianze di alcuni sacerdoti che hanno lavorato nell’area tra cui un sacerdote di rito latino che nei tempi dell’Unione Sovietica ha subito la prigionia e la deportazione .  (A cura di Roberto Piermarini) (Da Radio Vaticana)...
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La visita del card. Sandri nella martoriata Ucraina orientale

News Vaticano - Gio, 13/07/2017 - 14:53
Ieri pomeriggio il card. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, nel corso della sua visita in Ucraina, si è recato nella parte orientale del Paese. Ad accompagnarlo il nunzio mons. Claudio Gugerotti e l’arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica Sviatoslav Shevchuk. Il porporato ha voluto far visita a Kharkiv alla Caritas diretta dai greco-cattolici che fornisce assistenza ed accoglienza alle famiglie sfollate dalle zone di guerra di Donetsk, Lugansk e Sloviansk. L’opera della Caritas locale La struttura caritativa ha fornito assistenza umanitaria e psicologica a oltre 40mila persone in tre anni. Molti degli operatori, a loro volta sfollati, hanno raccontato al card. Sandri gli stenti di tante persone a causa dell’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. La Caritas inoltre, deve garantire assistenza per prevenire il traffico di esseri umani, lo sfruttamento lavorativo e per le donne, anche quello sessuale. Il porporato ha potuto apprendere che una realtà di cui si parla poco, ma di cui l’Ucraina è tra i primi Paesi al mondo, è quella dell’utero in affitto, che qui è legale, che consente la triste mercificazione della vita umana. Dinanzi a tanta sofferenza e tante sfide, il card. Sandri ha ringraziato a nome di Papa Francesco gli operatori per quanto stanno facendo: “se l'umanità sembra dimentica di tanto dolore – ha detto - la vostra presenza e attività vi rende quasi "vicari di questa umanità’ ”.  Il card. Sandro sulle due diverse realtà dell’Ucraina occidentale ed orientale In un’intervista concessa ad una televisione locale, il Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha risposto alla domanda su quale messaggio intende portare alle due diverse realtà dell’Ucraina occidentale ed orientale. “Nella parte occidentale – ha affermato - la chiesa greco-cattolica vive la dimensione teologale della fede, per la presenza numerosa e tradizionale, mentre nella parte sofferente orientale è la carità ad essere l'elemento cardine, carità come capacità di soccorrere e consolare coloro che soffrono, che hanno perso la casa e non possono ora farvi rientro. La Chiesa che vive la fede in Gesù e lo celebra si fa buon samaritano che si china a versare l'olio della consolazione sulle ferite interiori ed esteriori dei propri connazionali. Ma tutti insieme – ha concluso - siamo chiamati a vivere la speranza di un futuro di pace e di riconciliazione”. La celebrazione della Divina Liturgia a Kiev Ieri mattina il card. Sandri aveva concelebrato la Divina liturgia pontificale nella cattedrale della Resurrezione di Kiev nella festa dei Santi Pietro e Paolo, secondo il calendario giuliano, presieduta dall’arcivescovo Shevchuk il quale rivolgendosi al porporato ha affermato che “la presenza dell'Inviato del Santo Padre è per la chiesa greco-cattolica ucraina un segno profondo dell'amore che Papa Francesco continua a custodire per il nostro popolo e un balsamo che viene versato sulle ferite dei cuori. Siamo qui a pregare anche per i nostri fratelli della Chiesa ortodossa: ci nutriamo dello stesso Corpo di Cristo, ma non lo possiamo ancora fare dallo stesso altare. Vogliamo però testimoniare con gioia, ancor più in questa solennità, che la comunione con il Santo Padre è fonte di benedizione, come sperimentiamo noi che continuiamo a sentire la sua vicinanza e il suo affetto anche quando il resto della comunità internazionale rimane in silenzio dinanzi al dramma del nostro popolo". Al termine della Divina Liturgia, tutti i concelebranti e i fedeli si sono recati nella cripta, dove poche settimane fa è stato sepolto il card. Lubomyr Husar. (A cura di Roberto Piermarini) (Da Radio Vaticana)...
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​Roma: la Chiesa nella Città. Carità credibile. Sconfiggere le solitudini con la Caritas diocesana

News Vaticano - Mer, 12/07/2017 - 18:47
La puntata del 12 luglio va in onda dal centro Caritas di Santa Giacinta in via Casilina Vecchia, insieme a Massimo Pasquo, sociologo, responsabile dei servizi di domiciliarità della Caritas, avviato dal 2005. Con lui parliamo della solitudine e delle solitudini a Roma. Ricordo la pagina Facebook di questa trasmissione dove si trova l’audio di ogni puntata ed una trascrizione dell’intervista andata in onda. «La Caritas dieci anni fa ha voluto invertire la dinamica sociale, anticipando l’intuizione della Chiesa che va a cercare le persone laddove vivono. La casa è uno di questi, è il luogo dove si vive una relazionalità piena, dove si crea rete. Siccome questo senso di domiciliarità e di relazione è andato a perdersi, allora la Caritas ha scelto di andare a cercare le persone che vivono in solitudine nelle proprie mura domestiche. Questa solitudine non è accettabile da parte di noi credenti. Abbiamo iniziato con gli anziani, andando a cercare queste situazioni attraverso i presidi che la Chiesa ha a Roma». Che vuol dire solitudine a Roma? «La solitudine è una malattia sociale che si innesta su altre malattie e ne produce anche. La solitudine è una causa di altre patologie, una malattie che crea malattie. Pensiamo che la solitudine sia frutto della perdita di relazioni. Invece è un percorso, dove si perdono gli agganci, ma negli anziani produce problemi cardiovascolari, deficit immunitari e altre patologie che dalla morte sociale portano alla morte fisica. La perdita di senso crea depressione e altri problemi. Non sottovalutiamo la solitudine nelle fasce giovanili, di quanti vivono in casa attaccati al computer e alla relazionalità on line. Vale per i giovani, vale per le famiglie che sono abbandonate, vale per gli anziani». Ci sono famiglie dove la relazionalità non funziona? «Non ci siamo resi conto che da 30 anni ci è stata tolta la soddisfazione di essere una comunità. 30 o 40 anni fa i bambini venivano guardati dalla vicina di casa senza problemi. I territori hanno perso gli spazi di socializzazione e di incontro. Pensiamo alle separazioni: te la devi cavare da solo, perdi gli agganci sociali. La vita è oggi diventata più complessa, dove un reddito non basta. Allora la solitudine economica insieme a quella relazionale diventa un fenomeno grave e la comunità ecclesiale non può ignorarlo. Non c’è una persona sola; c’è una persona sola in un circuito che produce solitudine» «La Caritas - aggiunge Massimo Pasquo - si muove sul livello della domiciliarità leggera per cercare di affrontare i gravi problemi delle famiglie. Le famiglie hanno bisogno di essere contattate e avere un presidio di prossimità. Andiamo nelle case non per sostituirci ai servizi sociali del Comune ma per curare la relazionalità. Mandiamo dei volontari a stare con le persone, dando loro quello di cui hanno bisogno, aiutandoli a esigere i loro diritti ma fondamentalmente stiamo con loro. Abbiamo poi un progetto che si chiama Quartieri Solidali e ci sono 8 parrocchie collegate per metterci in rete e offrire una risposta sistemica. Il sacramento essenziale è l’Emmanuele, lo stare insieme, per dare risposte significative per essere segno, cercando di comprender le problematiche delle persone. La Chiesa è parrocchia, parrocchia è Chiesa in movimento. All’interno di questo progetto, si svolgono poi anche le attività di disbrigo pratiche o di telesoccorso e le persone si sentono comunque collegate ad una realtà che fornisce senso alla vita». Le statistiche dicono che l’età media aumenta. Come si può intervenire per fronteggiare i problemi sociali che arriveranno? «Oggi a Roma l’età media si è elevata a 44 anni, e i dati europei dicono che nel 20150 ci troveremo davanti ad una emergenza anziani. È un processo in atto e se non ce ne rendiamo conto diventerà uno tsunami. Attivare una rete di aiuto e sostegno di comunità è l’unica via di uscita. Si parla sempre più spesso di welfare di comunità attivando processi che vedono la comunità come centro e gli anziani integrati nel percorso. Ma questa è la strada della comunità cristiana, niente di nuovo. Le grandi città hanno un problema strutturale perchè rischiano di perdere la tradizione di territorio. Accade anche a Roma. Dobbiamo riprogettarci come comunità. Serve una rivoluzione culturale e pastorale, mettendo al centro un piccolo problema per risolvere i grandi problemi attivando una dimensione sistemica. Oggi pensiamo che dobbiamo cavarcela da soli. 50 anni fa non era così. La dinamica sociale ci ha spinto a pensarla così ma possiamo cambiare ottica. I Quartieri Solidali sono un piccolo progetto ma cambiano la percezione e l’ottica. Dobbiamo poterne discutere in chiave sociologica, in chiave teologica, in chiave pastorale, per leggere la realtà e intervenire. Se vogliamo semplicemente conservare l’esistente, il costo è insostenibile». Dopo Massimo Pasquo della Caritas la trasmissione prosegue presentando il libro del teologo Massimo Naro, docente nella facoltà Teologica della Sicilia che si intitola «Le Vergini annunciate. La teologia dipinta di Antonello da Messina», Edb, Bologna 92 pagine euro 9,50. Ascoltiamo lo stesso autore, don Massimo Naro. «Guglielmo Durante, nel Medioevo, affermava che «la pittura commuove gli animi più della scrittura»: vale a dire che un’immagine, soprattutto l’immagine artistica, riesce più di mille parole a impressionare l’attenzione di una persona, suscitando in lei interesse sincero e – perciò – una reale disposizione a interrogarsi, a pensare, a conoscere, a ricordare. Le immagini che sono illustrate e spiegate in questo piccolo libro (non soltanto le due suggestive Vergini annunciate di Antonello da Messina, ma anche il maestoso Compianto sul Cristo morto realizzato da Nicolò dell’Arca per la chiesa di S. Maria della Vita a Bologna) sortiscono proprio quest’effetto: riescono cioè a far comprendere appieno il significato dell’annuncio dell’Angelo a Maria di Nazaret e lasciano intuire il senso del mistero dell’incarnazione del Verbo. Sotto un tal profilo, queste opere d’arte possono essere considerate come una vera e propria esegesi della pagina evangelica di san Luca che contiene – appunto – il racconto dell’annunciazione: un’esegesi, però, più efficace di quella elaborata nei libri di tanti studiosi, in quanto più immediatamente fruibile tramite la visione e l’ammirazione. Così, ciò che l’annunciazione ci invita a sapere e ad accogliere, s’imprime nella nostra coscienza e si traduce in intima consapevolezza, grazie allo sguardo della Madonna dipinta da Antonello, che ci interpella dolcemente. E, ancora, grazie al gesto umile della sua mano sinistra che richiude il velo azzurro sul suo petto e attorno al suo viso, quasi a significare la profondità del mistero. E, infine, grazie al cenno coraggioso della mano destra, con cui la Vergine sembra squarciare – stavolta – il velo invisibile della nostra perplessità». È tutto per questo appuntamento. Alla prossima!...
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​Omelia del cardinale Stella a un corso per formare sacerdoti- Con lo stile dell’accoglienza

News Vaticano - Mer, 12/07/2017 - 14:32
L’esigenza di libertà interiore e di obbedienza totale, che la chiamata a seguire il Signore richiede è stata ribadita dal cardinale Beniamino Stella parlando ai partecipanti a un corso per formatori anglofoni promosso nei giorni scorsi dalla Congregazione per il clero. Il cardinale prefetto ha celebrato nella circostanza la messa nella basilica di San Pietro come segno di gratitudine «per la disponibilità» con cui i presenti hanno accolto l’invito a partecipare al corso «e per l’entusiasmo» con il quale lo hanno animato considerando che si è trattato «di un’occasione propizia, sia per la formazione permanente, cioè per risvegliare la gioia del dono sacerdotale, sia, ancor più, per ricevere indicazioni utili alla missione della formazione sacerdotale». Commentando le letture, il porporato ha incentrato l’omelia su tre aspetti: il primato di Dio, la logica del dono e lo stile dell’accoglienza. Anzitutto infatti ha evidenziato come la prima richiesta fatta da Gesù a quanti decidono di seguirlo «è di mettere la relazione con Lui al di sopra di tutto». In proposito il celebrante ha osservato che Gesù non intende «sminuire il valore degli affetti familiari, né chiede una rinuncia fine a se stessa», al contrario «Egli utilizza come metro di paragone del rapporto con Dio, la realtà più cara della nostra vita, cioè i vincoli di sangue e di amore con i nostri familiari, per dirci che la fede non si riduce all’osservanza esteriore di qualche precetto o alla pratica di una morale, ma è, innanzitutto, una relazione viva con il Signore»....
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​In un messaggio il Pontefice traccia l’identikit dei catechisti -Creativi e in cammino

News Vaticano - Mer, 12/07/2017 - 14:04
«La catechesi non è un “lavoro” o un compito esterno alla persona del catechista, ma si “è” catechisti e tutta la vita gira attorno a questa missione». Lo sottolinea Papa Francesco in un messaggio inviato ai partecipanti al primo simposio internazionale sulla catechesi, apertosi martedì 11 luglio a Buenos Aires, nella sede della facoltà di teologia della Pontificia università cattolica argentina. L’incontro, che si conclude venerdì 14, è organizzato dall’Istituto superiore argentino di catechesi (Isca), dipendente dalla commissione di catechesi e pastorale biblica della Conferenza episcopale. Il messaggio del Papa ...
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​I Papi e l'unità del mondo latino

News Vaticano - Mer, 12/07/2017 - 14:01
Una primizia nel complesso museale Reiss-Engelhorn della città tedesca di Mannheim che ospita, fino alla fine di ottobre, la mostra I Papi e l’unità del mondo latino: antichità, medioevo, rinascimento. È la prima volta, infatti, che un’esposizione di carattere storico-culturale viene dedicata allo sviluppo del papato e al destino dell’intera Europa occidentale a esso collegata, dagli inizi fino al XVI secolo. In un’area di 2500 metri quadrati, distribuita su tre piani, sono esposti 330 reperti tra statue antiche, manoscritti di epoca medievale, preziosi paramenti pontifici. Un terzo dei reperti esposti proviene dai Musei vaticani. L’esposizione è stata curata dal complesso museale Reiss-Engelhorn, in collaborazione con l’università di Heidelberg, i Musei vaticani, la Biblioteca apostolica vaticana, la Fabbrica di San Pietro e l’Archivio segreto vaticano. Il direttore del complesso museale Reiss-Engelhorn, Alfried Wieczorek, sottolinea che la mostra offre una preziosa opportunità per comprendere e valorizzare le radici comuni cristiane che sono a fondamento dell’Europa e della sua civiltà. «Chi nel 2017 commemora i cinquecento anni della Riforma, non può farlo — spiega Wieczorek — senza rivolgere uno sguardo al comune passato». Secondo lo storico medievalista Stefan Weinfurter, che ha partecipato alla realizzazione dell’esposizione, essa è la prova di «quanto strettamente lo sviluppo dell’Europa occidentale sia legato alla storia del papato: per secoli, infatti, il papato è stato un’egida sotto la quale il continente si è unito». In occasione dell’inaugurazione della mostra l’arcivescovo di Friburgo, Stephan Burger, l’ha definita «un viaggio nel passato con un grande potenziale per il futuro». ...
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​Congresso a Rio de Janeiro - La «Laudato si’» e le grandi città

News Vaticano - Mer, 12/07/2017 - 13:38
Acqua potabile, qualità dell’aria, smaltimento dei rifiuti: questi i principali temi al centro del congresso «Laudato si’ e grandi città», che si tiene a Rio de Janeiro dal 13 al 15 luglio. Dopo l’incontro internazionale sulla pastorale delle grandi città tenutosi a Barcellona e a Roma nel 2014, ho infatti compreso più a fondo la problematica delle metropoli e in questa prospettiva ho istituito a Barcellona una fondazione denominata «Antoni Gaudí para las Grandes Ciudades», che presiedo, con il compito specifico di contribuire a umanizzare la vita dei cittadini dei grandi centri urbani. È proprio tale fondazione che, in collaborazione con l’arcidiocesi di Rio de Janeiro, ha organizzato questo congresso internazionale che intende mettere in relazione l’enciclica di Papa Francesco sulla cura del creato con gli aspetti ambientali, sociali, etici e di gestione associati alle grandi città. Tra questi, appunto, l’accesso all’acqua potabile, la qualità dell’aria e l’inquinamento atmosferico, lo smaltimento dei rifiuti. Temi tutti importantissimi e di grande attualità. Attualità ancora più evidente soprattutto dopo l’uscita, attuata dal presidente Donald Trump, dall’accordo di Parigi degli Stati Uniti, il secondo paese a produrre più inquinamento al mondo. Sottoscritto da 195 paesi, è stato il primo accordo effettivo volto a ridurre le emissioni di carbonio per far sì che la temperatura globale entro la fine del secolo venga contenuta....
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