Musica Sacra

Il Papa riceve il Presidente del Perù a 4 mesi dal viaggio nel Paese

News Vaticano - 4 ore 8 min fa
Papa Francesco ha ricevuto stamane, nel Palazzo Apostolico vaticano, il Presidente della Repubblica del Perù, Pedro Pablo Kuczynski Godard , che poi ha incontrato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, accompagnato da mons. Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati. “Nel corso dei colloqui, che si sono svolti in un clima cordiale - riferisce la Sala Stampa vaticana - sono state evocate le buone relazioni che intercorrono tra la Santa Sede e la Repubblica del Perù, che avranno un momento significativo nel prossimo Viaggio Apostolico del Papa" nel Paese, in programma dal 18 al 21 gennaio 2018 con tappa a Lima, Puerto Maldonado e Trujillo. In preparazione a questa visita, Francesco nel mese scorso aveva salutato i peruviano in un videomessaggio . Durante i colloqui “sono stati trattati alcuni temi di comune interesse, quali l’educazione dei giovani, la salvaguardia dell’ambiente, lo sviluppo e la lotta alla povertà .  In tale contesto si è fatto cenno al contributo che la Chiesa offre alla Società peruviana. Nel prosieguo della conversazione - conclude la Sala Stampa - sono state passate in rassegna alcune situazioni regionali e internazionali”. (Da Radio Vaticana)...
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Il Papa: mi preoccupa l'intolleranza. Le Chiese accolgano i migranti

News Vaticano - 4 ore 33 min fa
di Adriana Masotti Di fronte ai flussi migratori, la Chiesa intende rimanere fedele alla sua missione: quella di amare Gesù Cristo, amarlo particolarmente nei più poveri e abbandonati e tra essi i migranti e i rifugiati . Lo ha detto il Papa parlando stamattina , in Vaticano, ai Direttori nazionali della Pastorale per i migranti che partecipano all’incontro promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, Ccee (21-23 settembre).  “Riconoscere e servire il Signore in questi membri del suo “popolo in cammino”, afferma Francesco, è una responsabilità che accomuna tutte le Chiese particolari nella profusione di un impegno costante, coordinato ed efficace”. Ma le resistenze non mancano: “ Non vi nascondo, confida il Papa, la mia preoccupazione di fronte ai segni di intolleranza e xenofobia che si riscontrano in diverse regioni d’Europa. Mi preoccupa ancor più che le nostre comunità cattoliche in Europa non sono esenti da queste reazioni di difesa e rigetto, giustificate da un non meglio specificato “dovere morale” di conservare l’identità culturale e religiosa originaria. (…) Nella storia della Chiesa non sono mancate tentazioni di esclusivismo e arroccamento culturale, ma lo Spirito Santo ci ha sempre aiutato a superarle, garantendo l’apertura verso l’altro”, visto come concreta possibilità di arricchimento. La crisi economica, la portata dei flussi, l’impreparazione delle società ospitanti sono per il Papa alcune tra le cause del “profondo disagio” percepito, ma il disagio, ha proseguito,  “è anche indicativo dei limiti dei processi di unificazione europea , degli ostacoli con cui si deve confrontare l’applicazione concreta della universalità dei diritti umani, dei muri contro cui si infrange l’umanesimo integrale che costituisce uno dei frutti più belli della civiltà europea”. L’arrivo di tanti fratelli e sorelle nella fede, sottolinea il Papa, offre alle Chiese in Europa un’ opportunità in più di realizzare la propria cattolicità arricchendosi delle loro devozioni ed entusiasmo. I flussi migratori contemporanei costituiscono poi una nuova “frontiera” missionaria , un’occasione privilegiata di annunciare Gesù Cristo, mentre l’incontro con migranti e rifugiati di altre confessioni e religioni è incremento al dialogo ecumenico e interreligioso. Il Papa va poi al suo Messaggio per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato dove sintetizza in quattro verbi la risposta pastorale alle sfide migratorie: accogliere, proteggere, promuovere, integrare , specificando il significato concreto in cui si declinano. Come contributo anche alla preparazione dei Patti Globali a cui gli Stati si sono impegnati entro la fine del 2018, la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, dice, ha preparato 20 punti di azione, fondati sulle “buone pratiche” già in atto e che anche le Chiese locali sono invitate ad utilizzare. Ai Direttori nazionali delle Migrazioni il Papa infine raccomanda la comunione nella riflessione e nell’azione : “la vostra voce, conclude, sia sempre tempestiva e profetica, e, soprattutto sia preceduta da un operato coerente e ispirato ai principi della dottrina cristiana”. Ascolta e scarica il podcast del servizio con la voce del Papa:   (Da Radio Vaticana)...
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Offerta formativa 2017-2018 - Apertura iscrizioni

PIAMS - 20 ore 52 min fa
Ricordiamo che sono aperte le iscrizioni per l'Offerta formativa dell'Istituto per l'anno...
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Calendario Liturgico Ambrosiano 2017/2018

PIAMS - 20 ore 52 min fa
Abbiamo il piacere di comunicare che è in preparazione il Calendario liturgico ambrosiano a fogli...
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Il sostegno del Papa per le vittime del terremoto in Messico

News Vaticano - Gio, 21/09/2017 - 16:54
In seguito del terremoto che ha colpito con straordinaria veemenza il Messico , causando – secondo dati accertati, ma non definitivi – almeno 250 vittime, oltre a ingenti danni materiali, Papa Francesco , mediante il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha stabilito di inviare un primo contributo di 150 mila dollari per il soccorso alle popolazioni in questa fase di emergenza. Tale somma , che verrà ripartita, in collaborazione con la nunziatura apostolica, tra le diocesi maggiormente toccate dalla calamità, sarà impiegata in opere di assistenza ai terremotati e vuol essere un’immediata espressione del sentimento di spirituale vicinanza e paterno incoraggiamento nei confronti delle persone e dei territori colpiti, manifestato dal Santo Padre nel corso dell’Udienza Generale di ieri. Tale contributo, che accompagna la preghiera, specialmente rivolta alla Vergine di Guadalupe , a sostegno dell’amata popolazione messicana, è parte degli aiuti che si stanno attivando in tutta la Chiesa cattolica e che coinvolgono, oltre a varie Conferenze episcopali, numerosi organismi di carità. (Da Radio Vaticana)...
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Papa a Commissione antimafia: lottare contro la corruzione

News Vaticano - Gio, 21/09/2017 - 16:11
di Roberta Gisotti Il primo pensiero di Papa Francesco ricevendo stamane in Vaticano la Commissione parlamentare antimafia è andato “a tutte le persone che in Italia hanno pagato con la vita la loro lotta contro le mafie ”. In particolare ha ricordato i tre magistrati assassinati Rosario Livatino, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino . Ha quindi puntato il dito sulla “crisi morale che oggi attraversa persone e istituzioni”, invitando a ripartire dal “cuore dell’uomo”, a vigilare sulla persona umana esposta a “tentazioni di opportunismo, di inganno e di frode”, “al compiacimento di sé e alla pretesa di farsi norma di tutto e di tutti”. Sotto accusa “una politica deviata, piegata a interessi di parte e ad accordi non limpidi”: “Si arriva, allora, a soffocare l’appello della coscienza, a banalizzare il male, a confondere la verità con la menzogna e ad approfittare del ruolo di responsabilità pubblica che si riveste”. Al contrario “la politica autentica”, ha sottolineato il Papa, “sente come una sua priorità la lotta alle mafie”, che “rubano il bene comune, togliendo speranza  e dignità alle persone”. Per questo è “decisivo opporsi in ogni modo al grave problema della  corruzione  che, nel disprezzo dell’interesse generale, - ha denunciato Francesco - rappresenta il terreno fertile nel quale le mafie attecchiscono e si sviluppano ”, facendo leva “sull’ idolatria del denaro e la mercificazione della dignità umana ”. “La corruzione trova sempre il modo di giustificare sé stessa, presentandosi come la condizione ‘normale’, la soluzione di chi è ‘furbo’, la via percorribile per conseguire i propri obiettivi. “Ha una natura contagiosa e parassitaria, - ha osservato ancora il Papa - perché non si nutre di ciò che di buono produce, ma di quanto sottrae e rapina. “È una radice velenosa che altera la sana concorrenza e allontana gli investimenti”. Ma “lottare contro le mafie - ha raccomandato Francesco - significa non solo reprimere” ma “anche bonificare, trasformare, costruire”, impegnandosi a livello “politico” per “una maggiore giustizia sociale”: “perché le mafie hanno gioco facile nel proporsi come sistema alternativo sul territorio proprio dove mancano i diritti e le opportunità: il lavoro, la casa, l’istruzione, l’assistenza sanitaria”. Ma c’è anche un livello d’impegno “economico” per correggere o cancellare “meccanismi che generano ovunque disuguaglianza e povertà”. “Oggi non possiamo più parlare di lotta alle mafie senza sollevare l’enorme problema di una finanza ormai sovrana sulle regole democratiche, grazie alla quale le realtà criminali investono e moltiplicano i già ingenti profitti ricavati dai loro traffici: droga, armi, tratta delle persone, smaltimento di rifiuti tossici, condizionamenti degli appalti per le grandi opere, gioco d’azzardo, racket”. Ma la “vera liberazione dalle mafie” ha evidenziato ancora Francesco - presuppone – “una nuova coscienza civile” “Serve davvero educare ed educarsi a costante vigilanza su sé stessi e sul contesto in cui si vive, accrescendo una percezione più puntuale dei fenomeni di corruzione e lavorando per un modo nuovo di essere cittadini, che comprenda la cura e la responsabilità per gli altri e per il bene comune”. Il Papa ha quindi lodato la legislazione italiana antimafia, citando “i beni confiscati alle mafie e riconvertiti a uso sociale”, “autentiche palestre di vita” per i giovani coinvolti e “le persone anziane, povere e svantaggiate che  trovano accoglienza, servizio e dignità”. Infine, attenzione particolare il Papa ha riservato “ai testimoni di giustizia, persone che si espongono a gravi rischi scegliendo di denunciare le violenze di cui sono state testimoni”. “Va trovata una via che permetta a una persona pulita, ma appartenente a famiglie o contesti di mafia, di uscirne senza subire vendette e ritorsioni”. “Occorre riuscire ad aiutarle, nel rispetto, certamente, dei percorsi di giustizia, ma anche della loro dignità di persone che scelgono il bene e la vita”. Al termine dell'udienza, la presidente della Commissione antimafia Rosi Bindi , ha commento le parole del Papa al microfono di Antonella Palermo Ascolta e scarica il podcast dell'intervista a Rosi Bindi   (Da Radio Vaticana)...
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Venticinque anni di amicizia- Il cardinale Sandri al Pontificio collegio armeno

News Vaticano - Gio, 21/09/2017 - 16:05
«Non c’è alternativa alla pace, e va posto termine a ogni dolore e sofferenza, a maggior ragione quando essa colpisce la popolazione civile inerme». In occasione della messa celebrata mercoledì 20 settembre per il venticinquesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Repubblica di Armenia, il cardinale Sandri ha ribadito con forza l’appello alla riconciliazione e al dialogo che lo scorso anno lanciarono insieme Papa Francesco e il patriarca catholicos Karekin II in occasione della visita del Pontefice al Paese caucasico. Il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, a tale riguardo, ha significativamente richiamato la simbolica immagine che suggellò quel viaggio: la liberazione delle colombe dal monastero di Khor Virap proprio di fronte al biblico monte Ararat. «Idealmente — ha detto — sogniamo e desideriamo» che quelle colombe «attraversino la profondità delle divisioni, degli odi e delle guerre, si librino nel cielo alto di Dio, e tornino recando in bocca un ramoscello di pace per tutte le popolazioni del Caucaso e dell’Anatolia». Nella chiesa romana di San Nicola da Tolentino del Pontificio collegio armeno il porporato ha presieduto il rito, che ha visto tra i concelebranti l’arcivescovo armeno cattolico di Aleppo, Boutro Maryati, l’incaricato d’affari della nunziatura apostolica in Italia, monsignor Giorgio Chezza, il sottosegretario del dicastero vaticano, padre Lorenzo Lorusso, e il rettore del collegio armeno, padre Lwis Naamo. Erano presenti anche, per la Segreteria di Stato, l’assessore monsignor Paolo Borgia e il capo del protocollo monsignor José Avelino Bettencourt. Al termine della celebrazione, l’ambasciatore della Repubblica di Armenia presso la Santa Sede, Mikayel Minasyan, ha rivolto un indirizzo di saluto, mentre nel cortile ha preso la parola l’ambasciatore in Italia, Victoria Bagdassarian. Nell’omelia il cardinale Sandri ha ripercorso con «memoria grata» le numerose tappe che, negli ultimi venticinque anni, hanno segnato il progressivo rinsaldarsi dei legami tra Santa Sede e Repubblica di Armenia: tra questi, i viaggi apostolici di Giovanni Paolo II (2001) e Papa Francesco (2016), le visite dei presidenti armeni in Vaticano, la grande celebrazione del 2015 e la proclamazione di san Gregorio di Narek dottore della Chiesa universale. Sono tutte, ha detto il porporato, «pagine di amicizia» che costituiscono «un vero e proprio dono di Dio» e si fondano su «un’eredità comune» che è la fede in Cristo. Una fede che va custodita e testimoniata come nei secoli è stato fatto «da schiere di martiri figli della nazione e della Chiesa armena». Su quelle tracce, ha aggiunto, «la nostra esistenza sia animata dalla carità, che sempre arriva prima, precede, apre strade e costruisce ponti»....
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Nell’anniversario delle relazioni diplomatiche tra il Messico e la Santa Sede -Una faticosa riconciliazione

News Vaticano - Gio, 21/09/2017 - 16:03
In pochi luoghi del mondo come nel Messico la relazione tra le autorità civili e la Chiesa cattolica ha contribuito, nel bene e nel male, a forgiare la storia e l’identità nazionale, anche se fino a tempi relativamente recenti il Messico ha vissuto il paradosso di essere, da una parte, uno dei paesi a più alta densità cattolica del pianeta e di avere, dall’altra, una delle Costituzioni più anticlericali della storia contemporanea. Per questo, in un contesto dove «alle associazioni religiose denominate chiese» (come recitava l’articolo 130 della Costituzione del 5 febbraio 1917) si negava la personalità giuridica e dunque l’esistenza sul piano legale, l’opportunità di intrattenere relazioni diplomatiche regolari con la Santa Sede è stata vissuta per decenni, dalla classe dirigente e da ampi settori dell’opinione pubblica, con aperta ostilità. Nell’ottica messicana era evidente che il ristabilimento dei rapporti diplomatici non avrebbe potuto realizzarsi fintanto che il quadro normativo vigente in tema di relazioni tra Stato e Chiese (largamente disatteso nella pratica quotidiana) fosse rimasto il medesimo. Non è un caso, dunque, che il ripristino dei rapporti diplomatici — annunciato il 21 settembre 1992 da una nota congiunta della Secretaría de Relaciones Exteriores messicana e della Segreteria di Stato della Santa Sede — abbia seguito di qualche mese la modifica dell’articolo 130, riforma costituzionale promossa dal presidente Carlos Salinas de Gortari (e licenziata ufficialmente il 28 gennaio 1992), che ha coinvolto anche gli articoli 3, 5, 24 e 27 della carta fondamentale messicana. Pur riguardando ambiti giuridicamente distinti, questi due processi, di cui ricorre quest’anno il venticinquesimo anniversario, hanno finito per intrecciarsi, in un cammino nel quale lo Stato messicano è stato protagonista di una profonda revisione di quel “laicismo costituzionale” che ne ha costituito — e continua a costituirne — un elemento identitario fondamentale. In questo cammino, che ha raggiunto il suo compimento con la presidenza Salinas, la Santa Sede ha svolto un ruolo certamente significativo. Basti pensare ai primi due viaggi in terra messicana di Giovanni Paolo II (gennaio 1979, maggio 1990) e alla non meno significativa visita personale resa dallo stesso Salinas a Papa Wojtyła in Vaticano il 10 luglio 1991. Prima di lui solo un altro presidente, Luis Echeverría Álvarez, si era recato in visita dal Pontefice regnante (che allora era Paolo VI), con il quale il 9 febbraio 1974 si era intrattenuto per quasi un’ora. A quell’incontro era seguito nel 1975 un invito informale di Echeverría a Montini perché visitasse il Messico, invito che la Santa Sede aveva tuttavia declinato, non vedendo la possibilità di realizzare il viaggio. Più ancora degli incontri di vertice, come ancora oggi riconoscono unanimemente i principali protagonisti della riforma salinista, è stato il lavoro svolto dalla Delegazione apostolica in Messico a creare, in sinergia con la Conferenza episcopale messicana e con i settori del governo più disponibili al dialogo con la Chiesa, le premesse per questo riavvicinamento storico, che ha posto fine a una frattura considerata per molto tempo insanabile. Per quanto concerne in particolare i rapporti bilaterali, è utile ricordare che prima della nomina di monsignor Girolamo Prigione — morto nel 2016, delegato apostolico dal 1978 al 1992 — a nunzio apostolico in Messico (12 ottobre 1992), l’ultimo nunzio a mettere piede nel Paese era stato Pier Luigi Meglia, partito definitivamente dal Messico il 1° giugno 1865 dopo il fallimento delle trattative avviate con l’imperatore Massimiliano di Asburgo per la conclusione di un concordato. Dopo la visita apostolica di Nicola Averardi (1896-1899) e la missione speciale di Ricardo Sanz de Samper (1902), solo a partire dal 1904 un rappresentante pontificio aveva potuto rimanere stabilmente in Messico in qualità di delegato apostolico. Negli anni successivi, la delegazione attraversò tutte le fasi del lungo processo rivoluzionario, soffrendo in più occasioni le conseguenze dell’anticlericalismo radicale della classe dirigente. In seguito a un periodo di chiusura (1914-1921) che coprì quasi l’intero arco del pontificato di Benedetto XV, nel corso di quello di Pio XI ben quattro delegati apostolici furono espulsi dal Paese (Ernesto Filippi nel 1923, George Caruana nel 1926, Leopoldo Ruiz y Flores nel 1932) o impediti di rientrarvi (Serafino Cimino nel 1925). A partire dal 1937, quando la delegazione venne affidata all’arcivescovo di Città del Messico Luís María Martínez y Rodríguez (del quale è in corso il processo di beatificazione), che la mantenne fino al 1948 come incaricato d’affari, la permanenza in Messico di un rappresentante della Santa Sede non fu più messa in discussione. Alle soglie della riforma costituzionale un significativo passo in avanti verso la pienezza delle relazioni diplomatiche fu la nomina da parte del presidente Salinas, l’11 febbraio 1990, di un “rappresentante personale del Presidente della Repubblica presso il Papa” nella persona di Agustín Téllez Cruces, alla quale fece seguito la nomina di monsignor Prigione a “inviato speciale permanente della Santa Sede presso il governo messicano” (24 aprile 1990). Sempre Téllez Cruces, il 28 novembre 1992, consegnò a Giovanni Paolo II le proprie lettere credenziali come primo ambasciatore del Messico presso la Santa Sede. Già nel 1974, in occasione dell’udienza al presidente Echeverría in Vaticano, Paolo VI sottolineava come l’intenzione della Chiesa cattolica fosse quella di «collaborare con entusiasmo a tutto ciò che nel mondo serve alla causa della giustizia, della promozione culturale, del vero progresso, del bene comune e della pace, con una particolare attenzione al sostegno ai poveri e ai settori più emarginati della società». Poco più oltre Papa Montini affermava che la Chiesa, «fedele alla propria identità e alla sua tradizione, ha posto e porrà lealmente a disposizione del bene di tutti, senza spirito di competizione e senza esclusivismi, l’apporto del suo umile ministero». Non è fuori luogo ricordare che di questo impegno a favore del bene comune la Chiesa ha saputo dare importanti prove in momenti tragici della vita del paese, come il terremoto che il 19 settembre 1985 costò la vita a oltre diecimila abitanti di Città del Messico. Anche oggi, in un paese dove in questi ultimi giorni alla violenza dell’uomo si è unita ancora una volta la violenza imprevedibile e distruttrice della natura, la Chiesa ha davanti a sé un immenso campo di azione caritativa, sociale e soprattutto educativa. L’auspicio è che i rapporti diplomatici possano continuare a favorire l’impegno della Chiesa e dei cattolici per il bene di tutti i messicani. di Paolo Valvo...
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Il Papa ribadisce la linea di severità e fermezza intrapresa dalla Chiesa -Tolleranza zero contro gli abusi sessuali

News Vaticano - Gio, 21/09/2017 - 15:33
Il Papa conferma la linea di «tolleranza zero» intrapresa dalla Chiesa contro i responsabili di abusi sessuali nei confronti dei più piccoli. Una linea che «la Chiesa irrevocabilmente e a tutti i livelli intende applicare», ha ribadito nel corso dell’udienza ai membri della Pontificia commissione per la tutela dei minori, ricevuti in Vaticano giovedì mattina, 21 settembre. «Lo scandalo dell’abuso sessuale — ha denunciato il Pontefice nel discorso preparato e consegnato ai presenti, ai quali ha poi rivolto a braccio alcune considerazioni — è davvero una rovina terribile per tutta l’umanità, e tocca tanti bambini, giovani e adulti vulnerabili in tutti i paesi e in tutte le società». Per la Chiesa, in particolare, la presa di coscienza di questo fenomeno «è stata un’esperienza molto dolorosa», perché ha messo in luce le responsabilità di «tutti coloro che hanno tradito la propria chiamata e hanno abusato dei figli di Dio». Il Papa torna a manifestare «profondo dolore» e «vergogna per gli abusi commessi da ministri sacri, che dovrebbero essere le persone più degne di fiducia», ribadendo «in tutta chiarezza che l’abuso sessuale è un peccato orribile, completamente opposto e in contraddizione con ciò che Cristo e la Chiesa ci insegnano». Ecco perché, ripete, «la Chiesa, a tutti i livelli, risponderà con l’applicazione delle misure più severe» nei confronti dei colpevoli. «Le misure disciplinari che le Chiese particolari hanno adottato — rilancia il Pontefice — si devono applicare a tutti coloro che lavorano nelle istituzioni della Chiesa». Tuttavia, aggiunge, «la responsabilità primordiale è dei vescovi, dei sacerdoti e dei religiosi, di quanti hanno ricevuto dal Signore la vocazione di offrire la loro vita al servizio, includendo la vigile protezione di tutti». Nel suo discorso Francesco non manca di evidenziare l’importante lavoro svolto dalla commissione negli ultimi tre anni. Lavoro scandito anche da alcuni incontri con «le vittime e i sopravvissuti di abusi», che hanno visto la partecipazione dello stesso Pontefice e hanno confermato l’impegno «a fare tutto il possibile per combattere questo male ed eliminare questa rovina tra noi». Particolarmente «preziosa» è stata l’azione «per condividere le pratiche migliori soprattutto per quelle Chiese che hanno meno risorse per questo cruciale lavoro di protezione». E a tale scopo il Papa incoraggia la commissione a proseguire nella collaborazione con le Congregazioni per la dottrina della fede e per l’evangelizzazione dei popoli «affinché tali pratiche siano inculturate nelle diverse Chiese di tutto il mondo». Il discorso del Papa...
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Papa Francesco sugli abusi nella Chiesa: "Tolleranza zero"

News Vaticano - Gio, 21/09/2017 - 15:31
di Emanuela Campanile Nella Chiesa c'è “tolleranza zero" contro gli abusi sessuali sui minori: lo ha ribadito Papa Francesco nell’udienza ai membri della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, in occasione dell'apertura della plenaria. Nel suo discorso a braccio, Papa Francesco ha affermato che la Chiesa ha preso coscienza tardi di questo problema e “quando la coscienza arriva tardi i mezzi per risolvere il problema arrivano tardi”. “Ma grazie a Dio - ha aggiunto - il Signore ha suscitato uomini profeti nella Chiesa” per far emergere il problema “e vederlo in faccia”. Alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che si occupa degli abusi – riconosce il Papa – “ci sono tanti casi che non vanno avanti”, così si sta cercando di prendere più gente che possa studiare i dossier . Se poi ci sono le prove di un abuso – afferma – questo è sufficiente per non accettare ricorsi. Non per una avversione - spiega – ma semplicemente perché la persona che compie questo delitto è malata: se si pente ed è perdonata, “dopo due anni ricade”. Per questo il Papa ha detto con decisione: mai firmerò la grazia. Nel testo consegnato ma non pronunciato, il Papa ha ringraziato la Commissione per il lavoro compiuto in questi tre anni.  Esprimendo dolore e vergogna per gli abusi compiuti da esponenti del clero, il Papa allo stesso tempo ha rinforzato la fede in quella missione dedicata ai più deboli , “abbiamo sperimentato - afferma - una chiamata che siamo sicuri venga direttamente dal nostro Signore Gesù Cristo: abbracciare la missione del Vangelo per la protezione di tutti i minori e gli adulti vulnerabili”. “Avendo ascoltato le testimonianze delle vittime e dei sopravvissuti” a tali violenze, ed essendo gli abusi sessuali “un peccato contrario e in contraddizione con quanto Cristo e la Chiesa insegnano”, Papa Francesco ha reiterato l’impegno della Chiesa ad applicare  le misure più forti nei confronti di chi “abusa dei figli di Dio”. “E’ incoraggiante sapere quante Conferenze Episcopali e Conferenze dei Superiori Maggiori hanno cercato il vostro consiglio",  ha poi proseguito il Papa, facendo particolare riferimento a quanto la collaborazione della Commissione sia preziosa “soprattutto per quelle Chiese che hanno meno risorse ”.  L’obiettivo è “ continuare la collaborazione con la Congregazione per la Dottrina della Fede e la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, affinché queste pratiche possano essere inculturate in diverse Chiese di tutto il mondo”. Soddisfazione espressa anche per i programmi educativi, presentati dal cardinale O'Malley e dalla signora Marie Collins, uno dei suoi membri fondatori, che offrono il tipo di risorse che “consentiranno alle Diocesi, agli Istituti religiosi e alle istituzioni cattoliche di adottare e attuare" le strategie "più efficaci per tale lavoro”. A chiusura del suo intervento, prima dell’affidamento alla Vergine Maria, il Papa ha espresso la sua fiducia e piena convinzione che “la Commissione continuerà ad essere un luogo in cui" "ascoltare con interesse le voci delle vittime e dei sopravvissuti. Perché abbiamo molto da imparare da loro e dalle loro storie personali di coraggio e perseveranza”. “ La protezione dei minori  - ha detto nel suo saluto il card. Sean O’Malley , presidente della Commissione - è chiaramente una delle più alte priorità della Chiesa  nel nostro tempo” e “la cura della Chiesa per le vittime di abuso e per le loro famiglie è una considerazione primaria in questa missione. Dall’attento ascolto e dalla condivisione di esperienze con loro, la nostra Commissione ha beneficiato grandemente da tutto ciò che i sopravvissuti ci hanno offerto”. Tra le priorità della Commissione, anche l’impegno di “continuare il lavoro intrapreso”   e quello di “rinnovare il gruppo dei commissari con rappresentanti delle Chiese di diverse parti del mondo”. A conclusione del saluto, il ringraziamento e la riconoscenza nei confronti del Papa: “Desidero anche  esprimere quanto la leadership che Vostra Santità continua ad offrire ”, ha specificato il cardinale, aggiungendo quanto “abbia veramente agito come fonte di ispirazione e profondo incoraggiamento” per "renderci capaci di portare avanti con zelo la missione che ci è stata affidata”. (Da Radio Vaticana)...
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Viganò: ruolo Gesuiti importante nella riforma dei media vaticani

News Vaticano - Gio, 21/09/2017 - 13:55
Firmata stamane la Convenzione tra Segreteria per la Comunicazione e la Compagnia di Gesù . I Gesuiti si rendono in questo modo disponibili a una nuova forma di collaborazione all’interno del processo di riforma dei media vaticani. Su questo evento abbiamo intervistato il prefetto del Dicastero vaticano, mons. Dario Edoardo Viganò : R. - Innanzitutto è una tappa molto importante che è il punto di approdo di un percorso di discernimento durato due anni, perché naturalmente la riforma del sistema comunicativo voluta dal Santo Padre chiedeva un cambiamento, un ripensamento. Devo dire che sono anche molto contento che questa Convenzione sia avvenuta a pochi giorni dal centesimo compleanno di padre Stefanizzi. Perché? Perché padre Stefanizzi è stato direttore della Radio Vaticana in un momento in cui la Chiesa universale stava trasformando la sua pelle, cioè durante il Concilio Vaticano II: un momento in cui la Chiesa stava ripensando i modi concreti in un contesto rinnovato. Quindi questa Convenzione segna la volontà di essere presenti come Santa Sede e come Compagnia di Gesù in una missione apostolica che è chiamata a cambiare le modalità anche di produzione. Poi, è importante perché dice una continuità, cioè il fatto che i Gesuiti - che dal 1931 hanno seguito e si sono messi al servizio di quella che era la Radio Vaticana - oggi come comunità rimangono e vivono la missione apostolica di comunicare il Vangelo all’interno di una nuova realtà che è la Segreteria per la Comunicazione; come dice il Papa, non un accorpamento ma una realtà ex novo. D. – La Convenzione è anche una tappa più generale della riforma della Curia. Quale sarà in particolare il nuovo ruolo dei Gesuiti all’interno della Segreteria per la Comunicazione? R. - La riforma dei media è una piccola parte della riforma più globale della Curia, una riforma fatta, non come dice qualcuno contro la Curia, ma insieme alla Curia. Il ruolo dei Gesuiti è un ruolo che è quello che hanno oggi: una comunità di professionisti - sono redattori per la maggior parte - che vivono una professione, una professionalità al modo di Dio, cioè vivono il proprio personale cammino di santificazione dentro un modo di vivere la professione in una comunità che è la comunità dei redattori, la comunità dei professionisti e la comunità dei tecnici della Segreteria per la Comunicazione. Quindi è un ruolo davvero molto importante. Non dimentichiamoci che alcuni Gesuiti stanno già assumendo ruoli di particolare centralità nel disegnare il nuovo sistema comunicativo dei media. Quindi continuerà ad essere valorizzata quella competenza, quella umanità trasfigurata dall’esperienza della fede, che è un contributo molto importante in una comunità di lavoro. D. – Come sta cambiando il sistema comunicativo dei media vaticani? R. – In questi mesi stiamo tutti noi facendo un po’ di sperimentazione. Intanto abbiamo fatto una sperimentazione di produzione multimediale per il viaggio in Colombia; ne faremo un’altra per il prossimo viaggio in Bangladesh e Myanmar. Non si produce per la radio, per la televisione o per il portale: c’è una produzione multimediale dove gli output, questi media che ho citato prima, poi attingono o valorizzano per i propri canali di uscita. Questo è un grande cambiamento globale, di ripensamento anche del sistema produttivo. Cambia anche il ruolo del giornalista che è appunto un ruolo con competenze più multitasking. Poi credo che alcuni cambiamenti sono stati fatti. Per esempio, in questo momento stiamo parlando a Radio Vaticana Italia e in questi giorni abbiamo un canale digitale terrestre, il 777, con il quale in tutta Italia si può seguire questa radio che è una radio di informazione, di approfondimento, di incontro con tante realtà del nostro Paese e anche con aperture internazionali. di Luca Collodi (Da Radio Vaticana)...
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Papa a S. Marta: tante volte i cattolici si scandalizzano per la Misericordia

News Vaticano - Gio, 21/09/2017 - 13:12
di Debora Donnini “La porta per incontrare Gesù è riconoscersi peccatore” . Lo ha detto stamani Papa Francesco alla Messa a Casa Santa Marta . L’omelia ripercorre la conversione di San Matteo , nel giorno in cui la Chiesa lo festeggia. Un episodio dipinto da Caravaggio, in una tela cara al Papa. Tre le tappe della vicenda: incontro, festa e scandalo . Gesù aveva guarito un paralitico e incontra Matteo, seduto al banco delle imposte. Faceva pagare le tasse al popolo di Israele per darle, poi, ai romani e per questo era disprezzato, considerato un traditore della Patria. Gesù lo guardò, gli disse: “Seguimi”. E lui si alzò e lo seguì, come narra il Vangelo odierno. Da una parte, lo sguardo di San Matteo, uno sguardo sfiduciato : guardava “di lato”, “con un occhio Dio”, “con l’altro il denaro”, “aggrappato ai soldi come lo dipinse il Caravaggio” ,  e anche con uno sguardo scontroso. Dall’altra, lo sguardo misericordioso di Gesù che - dice il Papa - lo ha guardato con tanto amore”. La resistenza di quell’uomo che voleva i soldi, “cade”: si alzò e lo seguì. “È la lotta fra la misericordia e il peccato”, sintetizza il Papa. L’amore di Gesù è potuto entrare nel cuore di quell’uomo perché “sapeva di essere peccatore” , sapeva di “non essere ben voluto da nessuno”, anche disprezzato. E proprio “quella coscienza di peccatore aprì la porta alla misericordia di Gesù”. Quindi, “lasciò tutto e se ne andò”. Questo è l’incontro fra il peccatore e Gesù. “È la prima condizione per essere salvato: sentirsi in pericolo ; la prima condizione per essere guarito: sentirsi ammalato . E sentirsi peccatore , è la prima condizione per ricevere questo sguardo di misericordia . Ma pensiamo alla sguardo di Gesù, tanto bello, tanto buono, tanto misericordioso. E anche noi quando preghiamo sentiamo questo sguardo su di noi; è lo sguardo dell’amore, lo sguardo della misericordia, lo sguardo che ci salva . Non aver paura”. Come Zaccheo, anche Matteo sentendosi felice invitò, poi, Gesù a casa a mangiare. La seconda tappa è infatti proprio “la festa” . Matteo ha invitato gli amici, “quelli dello stesso sindacato”, peccatori e pubblicani. Sicuramente a tavola, facevano domande al Signore e lui rispondeva. Questo – nota il Papa – fa pensare a quello che dice Gesù nel Capitolo XV di Luca: “Ci sarà più festa nel Cielo per un peccatore che si converte che per cento giusti che rimangono giusti”. Si tratta della festa dell’incontro del Padre, la festa della misericordia ”.  Gesù, infatti, “spreca misericordia ”, per tutti, afferma Francesco. Quindi, il terzo momento: quello dello “scandalo” . I farisei vedendo che pubblicani e peccatori si misero a tavola con Gesù, dicevano ai suoi discepoli: “Come mai il vostro Maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. “Sempre uno scandalo incomincia con questa frase: ‘Ma come mai?’ ”, nota il Papa. “Quando voi sentite questa frase, puzza” - sottolinea -  e “dietro viene lo scandalo”. Si trattava, in sostanza, della “impurezza di non seguire la legge”. Conoscevano benissimo “la Dottrina”, sapevano come andare “sulla strada del Regno di Dio”, conoscevano “meglio di tutti come si doveva fare” ma “avevano dimenticato il primo comandamento dell’amore”. E, quindi, “sono stati chiusi nella gabbia dei sacrifici” magari pensando: “Ma facciamo un sacrificio a Dio”, facciamo tutto quello che si deve fare, “così ci salviamo”. In sintesi, credevano che la salvezza venisse da loro stessi , si sentivano sicuri. “No! Ci salva Dio, ci salva Gesù Cristo ”, ribadisce il Papa. “Quel ‘come mai’ che tante volte abbiamo sentito fra i fedeli cattolici quando vedevano opere di misericordia. Come mai? E Gesù è chiaro, è molto chiaro: ‘Andare a imparare’. E li ha mandati a imparare, no? ‘Andate a imparare che cosa vuol dire misericordia – ( quello che) Io voglio – e non sacrifici, perché Io non sono venuto, infatti, a chiamare i giusti, ma i peccatori’. Se tu vuoi essere chiamato da Gesù riconosciti peccatore”. Francesco esorta, dunque, a riconoscersi peccatori , non in astratto ma con “peccati concreti”: tanti “tutti noi ne abbiamo”, dice. “Lasciamoci guardare da Gesù con quello sguardo misericordioso pieno di amore”, prosegue. E soffermandosi ancora sullo scandalo, rileva che ce ne sono tanti: “Ce ne sono tanti, tanti … E sempre, anche nella Chiesa oggi . Dicono: ‘No, non si può, è tutto chiaro, è tutto, no, no … Sono peccatori quelli, dobbiamo allontanarli’. Anche tanti santi sono stati perseguitati o sospettati . Pensiamo a Santa Giovanna D’Arco , mandata al rogo, perché pensavano fosse una strega e condannata. Una santa! Pensate a Santa Teresa , sospettata di eresia, pensate al Beato Rosmini . ‘Misericordia, Io voglio, e non sacrifici’. E la porta per incontrare Gesù è riconoscersi come siamo, la verità. Peccatori. E Lui viene, e ci incontriamo. È tanto bello incontrare Gesù!”. Ascolta l'audio del servizio con la voce del Papa:  (Da Radio Vaticana)...
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Dall'Urbe all'Orbe e ritorno! - "Roma: la Chiesa nella Città": il convegno diocesano e la Notre Dame University a Roma, nella puntata del 20 settembre

News Vaticano - Mer, 20/09/2017 - 19:30
«Roma: la Chiesa nella città» di mercoledì 20 settembre è una puntata con molti ospiti: il primo è mons. Angelo De Donatis, Vicario del Papa a Roma, parla del convegno diocesano concluso lunedì 18 settembre. La seconda ospite è la prof.ssa Heather Hyde Minor per parlare della nuova sede del Rome Global Project dell’University of Notre Dame a Roma e delle attività collegate. Nella parte finale della trasmissione presentiamo poi due libri delle Edizioni Dehoniane di Bologna (EDB): una raccolta di racconti e un testo più impegnativo di don Giacomo Panizza, sacerdote bresciano che vive e lavora in Calabria, impegnato contro la criminalità organizzata. La trasmissione curata e condotta da Fabrizio Mastrofini ha una sua pagina Facebook . Mons. Angelo De Donatis al termine del convegno diocesano nota che il «pessimismo, la chiusura, il mettere i remi in barca» è la più pericolosa tentazione. Si vince con l’annuncio del Vangelo e «cambiando l’atteggiamento del cuore attraverso una grande passione che attinge dall’insegnamento di Gesù attivando processi di comunione da cui nascono le comunità cristiane». Per una pastorale dei giovani e delle famiglie, la Chiesa vuole «mettersi accanto ai genitori» per poter dare un futuro ai giovani e alla Chiesa perché «in questa maniera si costruisce la nuova comunità cristiana». La prof.ssa Heather Hyde Minor, Direttrice del Rome Global Project, racconta prima di tutto la pionieristica fondazione dell’University of Notre Dame nell’Indiana – alla metà dell’Ottocento – quando un gruppo di sacerdoti della Congregazione della Sancta Croce, provenendo dalla Francia, si stabiliscono nell’Indiana e con l’aiuto del vescovo locale decidono la fondazione di una Università. Era un luogo di snodo dove affluivano immigrati dall’Europa, soprattutto cattolici, per costruire strade e ferrovie. Il campus che sorge oggi deriva dal lavoro incredibile svolto all’epoca, nel freddo, in mezzo ai disagi, con pochi mezzi e strumenti. E dall’Indiana, l’Università è dal 2003 anche a Roma con il «Rome Global Gateway». È «una iniziativa dell’Università – dice la prof.ssa Hyde Minor – che vuole sostenere i nostri rapporti con la Chiesa e metterci in contatto con partners e istituzioni accademiche a Roma – Gregoriana, Sapienza, Roma Tre – per sviluppare progetti di ricerca con docenti e studenti. È una iniziativa presente dal 2003». «Il Progetto ha due sedi al Celio. In via Ostilia c’è un palazzo degli anni Venti che viene usato per i docenti ed ha una cappella ed una biblioteca e sale per le conferenze e seminari. Una seconda sede, vicina, che viene inaugurata venerdì 22 settembre, accanto a Santa Maria in Domnica, è un edificio per gli studenti ed attrezzato per creare una comunità: dalla cucina agli spazi per studiare e incontrare altri studenti». «Siamo una piccola università americana con 8 mila studenti, nello stato dell’Indiana e per noi è importante dare un senso di internazionalità agli studenti stessi. Qui arrivano da ogni Facoltà ed ogni anno abbiamo 200 studenti, di primo livello o già laureati per una post specializzazione. Abbiamo concordato con le altre università romane di svolgere attività insieme. Per uno studente della Facoltà di Economia, ad esempio, possiamo preparare un curriculum adatto a lui facendogli frequentare corsi alla Sapienza, alla Luiss o a Roma Tre. Può seguire le lezioni in inglese e svolgere attività specifiche. Abbiamo anche un accordo con la John Cabot University; tuttavia vogliamo soprattutto inserire i nostri studenti nell’ambito accademico italiano, per farli partecipare e far vedere le attività universitarie in un modo diverso». «Gli studenti che vengono sono ben preparati e bravissimi. Possono fermarsi un semestre o un anno o possono anche venire qui per tutta la durata del loro percorso accademico. È una possibilità che viene offerta, unica in quanto non ci sono altre università statunitensi che forniscono l’occasione di un curriculum fatto su misura». «Vogliamo poi creare un centro di ricerca per studi umanistici e per altre Facoltà del nostro Campus, qui a Roma». Prof.ssa Hyde Minor, perchè Global Gateway? «È un Gateway, come l’Arco di Costantino qui vicino: un portone per aprirci al mondo e far entrare il mondo nei nostri progetti. Abbiamo progetti simili in Irlanda, a Londra, a Gerusalemme, a Pechino. L’idea è allargare l’orizzonte di esperienza. Quest’anno appunto abbiamo 200 studenti, tra cui 47 architetti». Un altro obiettivo – spiega la prof.ssa Hyde Minor – riguarda l’opportunità di far vivere anche una esperienza di Chiesa a Roma. «Ogni studente segue almeno un corso di teologia o alla Gregoriana o qui da noi. Per loro la vita spirituale è importante ed è parte integrante della particolarità del nostro progetto come università cattolica e da questo punto di vista Roma fornisce opportunità straordinarie». La prof.ssa Hyde Minor è una stimata e conosciuta docente per gli studi sul Seicento e Settecento artistico a Roma; e aggiunge con un pizzico di ironia e orgoglio: il «mio posto preferito al mondo non è una spiaggia ma un archivio o una biblioteca a Roma dove sfogliare le carte e leggere i libri antichi. Per me Roma non è un luogo di lavoro ma molto di più». Nella parte finale parliamo di due libri. Daniela Leoni, la traduttrice, ci presenta di Shalom Aleichem la «Stazione di Baranovitch» (EDB, euro 9.50). Un vecchio treno è il luogo d’azione delle storie raccontate in questa raccolta. Un vecchio treno in movimento verso una destinazione ignota, alla quale non giungerà mai. Un vecchio treno sul quale si intrecciano situazioni tragicomiche e grottesche, narrate da un “commesso viaggiatore” che altro non è se non l’alter ego di Shalom Aleichem, il quale racconta con il suo inconfondibile tono, tenero e umoristico assieme, il suo rapporto con il mondo e con la storia e la nostalgia per un passato che sta scomparendo. Il lettore che si accosta a questi brevi racconti dovrà soltanto salire su questo vecchio treno e mettersi in viaggio in compagnia dei personaggi che ne popolano i vagoni. Prestando attenzione alle storie che verranno narrate, sarà trascinato in un percorso a ritroso nel tempo e nello spazio, che gli permetterà di cogliere la poliedrica realtà del mondo dello shtetl , il microcosmo esclusivo entro i cui confini spesso l’ebreo dell’Europa orientale consumava tutta la sua esistenza, in grande povertà, ma con l’orgoglio di possedere una enorme ricchezza spirituale. Ad ogni stazione i vagoni del vecchio treno si popolano di personaggi diversi e pur sempre identici, testimoni di tenerissimi rapporti famigliari e capaci di esprimere solidi principi di solidarietà e fratellanza che paiono sempre più sfumare nel nuovo che incombe. Il vecchio treno però, nonostante tutto, non si ferma, prosegue nel suo viaggio verso l’ignoto, suggerendo al lettore che i parametri con i quali l’uomo – e non solo l’ebreo dello shtetl –sa interpretare e decifrare il presente devono aprirgli una prospettiva di comprensione più profonda anche del futuro. E perché non pensare che possa proprio essere il riso che sgorga dalle lacrime a offrire all’uomo la possibilità di allontanare i fantasmi, le paure, le offese, e trovare, in questo approccio alla vita, una sorta di balsamo per l'anima, capace di restituire calore e dignità all’esistenza dell’uomo, nel presente come nel futuro? Don Giacomo Panizza sacerdote che vive e opera in Calabria, presenta il suo volume «Cattivi Maestri» (EDB, euro 13,50) dove esplora le modalità di una vera pedagogia contro la mafia e le mafie. Buona giornata a tutti e a tutte. Sono Don Giacomo Panizza e vengo a presentarvi il libro “Cattivi maestri”. Le Edizioni Dehoniane di Bologna mi hanno coinvolto su un argomento - che è il sottotitolo del libro - : “Una sfida educativa alla pedagogia mafiosa”. Sì, la mafia educa. Non fa soltanto prepotenze e sparatorie, uccisioni e imbrogli vari, ma anche educa. Educa facendo paura, chiedendo il pizzo, ricattando, mettendo bombe, coinvolgendo in affari sporchi: è costretta a educare a fare clan e non popolo, a sottomettere e non a formare autonomie e libertà. Altrimenti cesserebbe di esistere! Quando un commerciante, una famiglia o una città si rassegnano, la loro educazione ha vinto. La mafia diventa mafiosità, una cultura omertosa dominante. A quel punto c’è bisogno di cattivi maestri. Di maestri e maestre controcorrente. Il libro racconta “come” si può educare all’autonomia e alla libertà in contesti mafiosi. Descrive episodi ribelli a una vita piatta e asservita. La mafiosità va contrastata e abbattuta con una pedagogia utile a tutte le età, e non solo per i piccoli a scuola. Perciò il libro riporta episodi accaduti nel mezzogiorno, e non soltanto, in cui ci sono gruppi, ci sono parrocchie, scuole, associazioni antiracket, imprenditori e commercianti che dicono no ai mafiosi. Il libro spiega anche perché contro le mafie non può bastare qualche eroe. Non serve che pochi facciano tanto, ma che in tanti facciamo il poco essenziale. Perciò, mi raccomando, esercitiamoci insieme, tutti e tutte, a una vita giusta, sociale e attiva. Coi miei più cordiali saluti. Ed è tutto per il momento. Alla prossima!...
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Apostolato del Mare contro la schiavitù dei pescatori

News Vaticano - Mer, 20/09/2017 - 16:42
di Emanuela Campanile Presentato oggi in Sala Stampa Vaticana, il XXIV Congresso mondiale dell'Apostolato del Mare che si terrà a Kaohsiung, Taiwan, dal 1° al 7 ottobre 2017. " Caught in the net" (prigioniero nella rete) è il titolo di questa edizione, i cui argomenti esprimono la premura e l’attenzione dell'Apostolato del Mare non solo verso le risorse naturali, ma anche e soprattutto nei confronti di quelle umane. Il riferimento è in particolare ai pescatori e alle loro famiglie, ai pericoli a cui sono esposti e alle condizioni disumane in cui sono costretti a lavorare. Accade così che la vita di molti pescatori scivoli nelle mani della criminalità organizzata. "Da una parte ci sono gli armatori che vogliono fare sempre più profitto - spiega  padre Bruno Ciceri , delegato del Vaticano per l'Apostolato del Mare - e dall'altra parte c'è un elevatissimo numero di migranti in cerca di un lavoro a qualsiasi prezzo e a qualsiasi costo". Due richieste che creano i presupposti per una realtà di sfruttamento fino alla schiavitù, nella quale rimangono caught (intrappolati!)  anche molti minorenni . Frequente il caso di equipaggi ingannati sul salario, vittime di abusi, ingiustamente criminalizzati per incidenti marittimi e abbandonati in porti stranieri: "Una tratta legalizzata, si potrebbe dire, e purtroppo anche accettata da queste persone perché - prosegue padre Ciceri - condannate altrimenti a morire di fame ". Ascolta e scarica il podcast dell'intervista integrale a p. Bruno Ciceri, delegato del Vaticano per l'Apostolato del Mare, Officiale del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale:   (Da Radio Vaticana)...
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In visita a Hiroshima il cardinale Fernando Filoni- La pace vera si fonda sul perdono

News Vaticano - Mer, 20/09/2017 - 14:58
Da Hiroshima, città martire dell’atomica, «davanti alle ferite che la popolazione porta in sé» ancora oggi a oltre settant’anni di distanza, il cardinale Filoni ha lanciato un triplice appello al perdono, alla verità e alla giustizia «per la costruzione della pace autentica». Un monito attuale non solo nel continente asiatico ma anche «in Iraq, Siria, Libia» così come in Africa e nelle altre parti del mondo in cui «la fabbricazione di armi enormemente distruttive» alimenta «guerre infinite e guerriglie». Recandosi mercoledì 20, quarta giornata della sua visita in Giappone, nei luoghi del primo bombardamento nucleare della storia, il prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli ha ricordato con commozione «l’evento terribile del 6 agosto 1945» in cui «oltre l’85 per cento delle vittime furono civili innocenti». Trasferitosi in treno da Nagasaki sull’isola di Honshū, il porporato è stato accompagnato dal vescovo Alexis Mitsuru Shirahama a visitare il parco della pace di Hiroshima, con il museo memoriale edificato a perenne monito contro la follia atomica. Quindi ha incontrato il clero, i religiosi e i fedeli laici della vasta diocesi, che conta oltre sette milioni e mezzo di abitanti, ma solo poco più di ventimila cattolici. Nel suo discorso il cardinale Filoni ha espresso «apprezzamento per il servizio alla pace» svolto da tutti i cittadini di buona volontà e ha rilanciato l’importanza del «perdono cristiano» come «atto di grande coraggio, che spezza le catene viziose della vendetta». Perciò — ha affermato — bisogna «riflettere su questo tema non solo guardando allo scenario internazionale e alle decisioni dei leader politici, ma anche a noi stessi. Occorre esaminare il proprio personale contributo alla costruzione della pace e la propria capacità di perdono, per non rischiare di adottare un giudizio a doppio standard: rigido verso gli altri e indulgente verso se stessi». Del resto, ha proseguito, «il vero sviluppo della pace inizia proprio dalla riflessione su di sé, sul modello di testimonianza che proponiamo». E pertanto «la promozione della pace cristiana è un movimento non solo sociale, ma anche spirituale». In proposito il prefetto del dicastero missionario ha definito Hiroshima un “nuovo Golgota” da «cui Cristo crocifisso continua ad ammonire tutte le genti e, spiritualmente tutte le religioni che, in nome di esse, fomentano odio, divisioni e guerre». Da qui l’invito alla comunità cattolica a proseguire nell’opera di testimonianza e di annuncio del Vangelo in Giappone. «Dio — ha detto — non si è fermato alle porte di questo paese: dite ai ciechi, ai sordi, ai malati, ai poveri, a chi è senza speranza, o soffre per la divisione delle famiglie, o ai drogati, o a chi pensa che il suicidio sia l’unica strada per porre termine alla desolazione e disperazione, che c’è una buona notizia». Il tema dell’evangelizzazione è stato rilanciato dal cardinale Filoni anche durante la messa celebrata nella cattedrale di Hiroshima. «Annunciare la buona novella — ha spiegato — è un’opera di carità altissima», anche in un tempo in cui «gravi impedimenti» sembrano ostacolarla. Il riferimento è «alla mentalità secolare, all’edonismo, all’indifferenza, all’idolatria del benessere e del denaro», che caratterizzano il paese. Evangelizzare, ha chiarito, non è «indottrinamento, né imposizione o forzatura delle menti e dei cuori», né tantomeno «proselitismo ideologico»; al contrario, ha concluso il prefetto di Propaganda fide, «l’adesione al Vangelo nasce nella libertà interiore di chi scopre di essere figlio di Dio» e conseguentemente «vuole tutti gli essere umani uniti nella stessa famiglia, senza distinzione di lingua, colore della pelle, cultura o stato sociale»....
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Papa a udienza: non avere paura di sognare, chi sogna migliora il mondo

News Vaticano - Mer, 20/09/2017 - 13:10
di Debora Donnini Non arrenderti alla notte, “vivi, ama, sogna, credi” e se sbagli, rialzati . “Come educatore, come padre” che parla a un giovane o a qualsiasi persona che ha da imparare, Papa Francesco si rivolge stamani ai presenti in Piazza San Pietro, nella catechesi all’udienza generale , usando il "tu". Francesco prosegue, dunque, la riflessione sulla speranza cristiana affrontando oggi il tema: "educare alla speranza". Si potrebbero riassumere in una decina le esortazioni proposte . La prima è a non concedere spazio ai pensieri negativi perché il nemico è dentro non fuori. Bisogna invece credere che questo mondo è il primo miracolo che Dio ha fatto e sperare sempre perché fede e speranza procedono insieme. "Alla fine dell’esistenza non ci aspetta il naufragio" perché Dio non delude: "se ha posto una speranza nei nostri cuori, non la vuole stroncare con continue frustrazioni". Bisogna confidare in Dio, che “ci ha fatto per fiorire”. In un parola, Francesco chiede di non arrendersi: “Ovunque tu sia, costruisci! Se sei a terra, alzati!  Non rimanere mai caduto - esorta - alzati, lasciati aiutare per essere in piedi. Se sei seduto, mettiti in cammino! Se la noia ti paralizza, scacciala con le opere di bene! Se ti senti vuoto o  e demoralizzato, chiedi che lo Spirito Santo possa nuovamente riempire il tuo nulla”. Francesco invita quindi a  non ascoltare la voce di chi semina odio e divisioni: “Opera la pace in mezzo agli uomini”, esorta. E, nei contrasti, a pazientare perché “ognuno è depositario di un frammento di verità”. “Ama le persone”, "amale ad una ad una" , prosegue. Questo significa rispettare il cammino di tutti, lineare o travagliato, perché – afferma – “ognuno di noi ha la propria storia da raccontare”. E ogni bambino che nasce è la promessa di una vita. “E soprattutto, sogna! Non avere paura di sognare. Sogna!” , si raccomanda. Sogna un mondo che ancora non si vede. Il mondo, infatti, cammina grazie allo sguardo di uomini che hanno sognato anche se attorno sentivano parole di derisione: “Gli uomini capaci di immaginazione hanno regalato all’uomo scoperte scientifiche e tecnologiche” , ricorda. “Hanno solcato gli oceani, e hanno calcato terre che nessuno aveva calpestato mai. Gli uomini che hanno coltivato speranze sono anche quelli che hanno vinto la schiavitù, e portato migliori condizioni di vita su questa terra” . E poi il forte appello di Papa Francesco a essere responsabili di questo mondo e della vita di ogni uomo. “Ogni ingiustizia contro un povero è una ferita aperta e sminuisce la tua stessa dignità" , evidenzia. Il dono del coraggio bisogna chiederlo a Dio , ricorda, perché Gesù ha vinto la paura, “la nostra nemica più infida” , che però non può nulla contro la fede. Ma Francesco sa che a volte si può essere presi dallo spavento e allora bisogna pensare a Gesù che “attraverso di te” – sottolinea - con la sua mitezza vuole sottomettere “tutti i nostri nemici”: il peccato, l’odio, il crimine e la violenza. E poi “abbi sempre il coraggio della verità” , dice il Papa che chiede di ricordare che non siamo superiori a nessuno Quindi, coltiva ideali, “vivi per qualcosa che supera l’uomo”, anche se un giorno questi ideali dovessero chiedere un contro salato da pagare. “Se sbagli, rialzati: nulla è più umano che commettere errori”, afferma, ma non bisogna rimanere ingabbiati nei propri errori. “Impara dalla meraviglia, coltiva lo stupore” : è la sua ultima raccomandazione come padre, e “non disperare mai” . Nei saluti, ricorda due santi: San Stanislao Kostka , la cui memoria è stata celebrata lunedì in Polonia, e San Matteo , Apostolo ed Evagelista, la cui festa cade domani. Il primo, patrono di bambini e giovani, entrò tra i gesuiti "contro la volontà dei genitori": il suo esempio ricordi ai giovani e ai genitori che "la prospettiva di raggiungere una posizione sociale" non deve far chiudere le orecchie alla chiamata del Signore" . Il secondo, San Matteo, con la sua conversione "sia di esempio" ai giovani per vivere la vita con i criteri della fede . Ascolta il servizio sulla catechesi con la voce del Papa:  (Da Radio Vaticana)...
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Offerta formativa 2017/2018 - Formazione docenti

PIAMS - Mer, 20/09/2017 - 00:00
E' stata completata l'immissione nella piattaforma S.O.F.I.A. (Sistema Operativo per la...
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Il Papa: Madre Cabrini un modello per le migrazioni odierne

News Vaticano - Mar, 19/09/2017 - 14:38
di Amedeo Lomonaco In un tempo segnato dagli “odierni spostamenti epocali di popolazioni, con le tensioni che inevitabilmente si generano”, Santa Francesco Saverio Cabrini è una “figura singolarmente attuale”. Il suo carisma, contraddistinto da “una dedizione totale e intelligente verso gli emigranti che dall’Italia si recavano nel Nuovo Mondo ”, è legato ad una “consacrazione limpidamente missionaria ”. E’ quanto scrive Papa Francesco nella Lettera pontificia inviata a suor Barbara Louise Staley, superiora generale delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, in occasione del centenario della morte di Madre Cabrini, patrona dei migranti. Il suo – spiega il Pontefice – è un modello di santità che “unisce l’attenzione alle situazioni di maggiore povertà e fragilità, come gli orfani e i minatori, a una lucida sensibilità culturale”. Una sensibilità che riconosce nella vitalità umana e cristiana dei migranti “un dono per le Chiese e i popoli che li accolgono”. “ Le grandi migrazioni odierne – si legge nella lettera - necessitano di un accompagnamento pieno di amore e intelligenza come quello che caratterizza il carisma cabriniano , in vista di un incontro di popoli che arricchisca tutti e generi unione e dialogo e non separazione e ostilità”. “Senza dimenticare – aggiunge il Papa - che santa Francesca Saverio Cabrini conserva una sensibilità missionaria non settoriale ma universale”. L’amore per il Cuore di Cristo – sottolinea il Santo Padre – risplende nell’attenzione di Santa Francesco Saverio Cabrini  “per quelle che oggi chiameremmo le periferie della storia ”. Ad esempio – ricorda il Pontefice – “un anno dopo un crudele linciaggio di italiani, accusati di aver ucciso il capo della polizia di New Orleans, in Louisiana, Madre Cabrini aprì una Casa nel quartiere italiano più malfamato”. “Con vivo affetto – conclude Papa Francesco - vi assicuro il ricordo e la preghiera, sia perché la figura di Madre Cabrini mi è da sempre familiare, sia per la speciale sollecitudine che dedico alla causa dei migranti”. (Da Radio Vaticana)...
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Papa: Motu Proprio per ampliare gli studi sulla famiglia

News Vaticano - Mar, 19/09/2017 - 14:23
di Gabriella Ceraso È datata 8 settembre 2017, ma è stata pubblicata oggi la Lettera Apostolica Summa Familiae Cura di Papa Francesco in forma di Motu Proprio , con la quale si istituisce il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia , che, legato alla Pontificia Università Lateranense, succede - sostituendolo e facendolo in tal modo cessare - al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia stabilito a sua volta dalla Costituzione apostolica Magnum Matrimonii sacramentum del 7 ottobre 1982. Centro accademico di riferimento Il nuovo Istituto teologico, secondo quanto precisato negli Articoli della Lettera Apostolica, costituirà nell’ambito delle istituzioni pontificie, un "centro accademico di riferimento, al servizio della missione della Chiesa universale , nel campo delle scienze che riguardano il matrimonio e la famiglia e riguardo ai temi connessi con la fondamentale alleanza dell’uomo e della donna per la cura della generazione e del creato". Sarà temporaneamente retto dalle norme statutarie del precedente Istituto, avrà come autorità accademiche un Gran Cancelliere, un  Preside e un Consiglio di Istituto e agirà in relazione con la Congregazione per l'Educazione Cattolica, con il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e con la Pontificia Accademia per la Vita . Nuovo assetto giuridico e campo di interesse ampliato Si tratta dunque, si legge nella Lettera Apostolica di Francesco, di un "nuovo assetto giuridico" per l'Istituto che Giovanni Paolo II, volle nel 1981, affinchè la sua " lungimirante intuizione" possa essere ancora meglio "apprezzata e riconosciuta nella sua fecondità e attualità". Il  "campo di interesse sarà ampliato infatti  sia in ordine alle nuove dimensioni del compito pastorale e della missione ecclesiale, sia in riferimento agli sviluppi delle scienze umane e della cultura antropologica in un campo così fondamentale per la cultura della vita".  Attenzione alle ferite dell''umanità oltre che alla prospettiva pastorale Di recente, spiega il testo, la Chiesa ha compiuto, rispetto agli anni "80 con san Giovanni Paolo II, un ulteriore percorso sinodale (in due tappe nel 2014 e nel 2015), con al centro la realtà del matrimonio e della famiglia , culminato con l'Esortazione Apostolica post-sinodale  Amoris laetitia  dell'anno scorso. Tale stagione, scrive il Papa, ha portato la Chiesa ad una nuova consapevolezza. La famiglia è centrale , scrive il Papa, sia nei percorsi di conversione pastorale delle comunità sia nella missionarietà della Chiesa ed esige che non vengano mai meno " la prospettiva pastorale e l'attenzione alle ferite dell'umanità". In tema di famiglia la "verità della rivelazione e la sapienza della tradizione della fede" devono accompagnarsi "all'intelligenza del tempo presente" Secondo Francesco i l cambiamento antropologico-culturale in atto oggi non consente alla pastorale di riproporre "modelli e forme del passato", ma richiede un "approccio analitico e diversificato" che guardi alla realtà della famiglia di oggi in tutta la sua complessità di luci e ombre, con uno sguardo di "saggio realismo" e di "intelletto d'amore".   (Da Radio Vaticana)...
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Sinodo: giovani protagonisti nella costruzione di un mondo migliore

News Vaticano - Mar, 19/09/2017 - 13:43
Dall’ 11 al 15 settembre, presso l’Auditorium della Curia Generalizia dei Gesuiti, si è tenuto il  Seminario internazionale sulla condizione giovanile nel mondo , in preparazione alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema  I giovani, la fede e il discernimento vocazionale , prevista per il mese di ottobre del 2018. Al Seminario hanno partecipato 82 invitati provenienti dai cinque Continenti: 21 giovani, 17 esperti da università ecclesiastiche, 15 esperti da altre università, 20 formatori e operatori della pastorale giovanile e vocazionale, 9 rappresentanti di organismi della Santa Sede. Dal punto di vista geografico, 52 partecipanti erano europei, 18 dalle Americhe, 7 asiatici, 4 africani, 1 australiana. Particolarmente significativa è stata la presenza di giovani da diversi contesti geografici, socio-culturali e religiosi : essi hanno contribuito attivamente alle giornate di studio, anche introducendo e concludendo i lavori con le loro esperienze di vita e le loro riflessioni. Poiché il  Seminario era aperto anche a tutti gli interessati al tema, vi hanno preso parte circa 50 ospiti, tra cui alcuni giovani. Durante le sessioni autorevoli cattedratici hanno affrontato attraverso le loro comunicazioni i temi previsti dal programma: i giovani e l’identità , i giovani e la progettualità, i giovani e l’alterità, i giovani e la tecnologia, i giovani e la trascendenza . A ognuno dei temi è stata dedicata una sessione: quelle mattutine sono state introdotte da una meditazione biblica e ad ogni comunicazione è seguito un ampio e partecipato dibattito, poi protrattosi nei circoli linguistici in italiano, inglese, francese e spagnolo. La prima sessione, che ha avuto luogo lunedì pomeriggio, si è aperta con un saluto del card. Lorenzo Baldisseri e una riflessione biblica. In seguito, è stata data la parola alle coinvolgenti testimonianze di cinque giovani , riguardanti, tra l’altro, situazioni concrete di conflitto bellico, di recupero dei valori, di confronto con le sfide quotidiane, di impegno e di scelte di vita .  Al primo dei temi, quello riguardante l’identità , è stata dedicata la seconda sessione, martedì 12 mattina, allorché hanno avuto luogo due comunicazioni: I giovani e le giovani oggi in cerca di identità;I luoghi che plasmano l’identità dei giovani, Il tema della progettualità è stato oggetto di due comunicazioni durante la terza sessione nel pomeriggio: i giovani e il lavoro, e i giovani e le migrazioni .. È emerso dai lavori l’intreccio degli aspetti, in quanto molti giovani emigrano dai propri Paesi non solo per sfuggire a situazioni di violenza e di guerra, ma per poter costruire un futuro migliore che sembra loro precluso nei luoghi di origine. La quarta sessione, mercoledì 13 mattina, ha affrontato il tema dell’alterità attraverso due comunicazioni:  i giovani e l’impegno sociale, ed  i giovani e l’impegno politico . Si è rilevato che, a causa di una sfiducia generale nel mondo della politica, i giovani preferiscono coinvolgersi soprattutto a livello sociale in progetti di solidarietà. Al tema della tecnologia è stata dedicata, mercoledì pomeriggio, la quinta sessione, con due comunicazioni: i giovani e gli scenari futuri dello sviluppo tecnologico ed i giovani e i risvolti antropologici dello sviluppo tecnologico. È emerso come il rapporto dei giovani con le nuove tecnologie mediatiche apra nuovi orizzonti che, da una parte, suscitano problematiche complesse a livello antropologico, morale e relazionale, dall’altra prospettano percorsi interessanti per l’evangelizzazione. La trascendenza è stato il tema della sesta sessione, giovedì mattina, sviluppato in due comunicazioni: i giovani, il sacro e la fede ed i giovani e la Chiesa . Gli interventi hanno illustrato come la ricerca del trascendente sia vissuta oggi dai giovani non solo attraverso svariate forme di spiritualità , ma anche all’interno della Chiesa che, aperta all’ascolto dei giovani, in molti casi presenta la persona di Gesù in modo coinvolgente . Nella settima sessione è stata presentata una sintesi dei lavori dei vari circoli linguistici. Nell’ottava ed ultima sessione si è fatto un bilancio e sono state indicate delle prospettive in vista del prossimo Sinodo . I giovani hanno presentato un video nel quale hanno sintetizzato la loro esperienza, riassumibile nella frase: “siamo una famiglia, ascoltiamoci e cresciamo insieme” . Da questo slogan emerge il desiderio dei giovani di trovare nella Chiesa una casa, una famiglia e una comunità dove poter maturare le proprie scelte di vita e contribuire al bene comune. Nella sintesi generale dei lavori, sono state evidenziate sia le premesse e le condizioni per accompagnare le nuove generazioni , sia l’impegno e il desiderio della Chiesa nel rispondere alle richieste dei giovani di essere protagonisti nella costruzione di un mondo migliore. Il Card. Lorenzo Baldisseri ha concluso i lavori ringraziando i partecipanti e confermando che la Chiesa, rimanendo in ascolto dei giovani, desidera lasciarsi stimolare da loro in vista del rinnovamento missionario invocato da Papa Francesco . Si rende noto che i canali di Facebook, Twitter e Instagram utilizzati durante il Seminario rimangono aperti – alla dicitura Synod2018 – anche dopo la conclusione dei lavori.  (Da Radio Vaticana)...
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